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Non osservato il divieto di contestazione,migliaia in piazza

Anche l'Algeria in rivolta, cariche della polizia e feriti ad Algeri

La folla chiede libertà e democrazia ed un nuovo regime

Anche l'Algeria in rivolta, cariche della polizia e feriti ad Algeri
12/02/2011, 14:02

ALGERI - Sembra oramai inarrestabile il virus rivoluzionario che ha investito l'africa settentrionale: dopo Tunisia ed Egitto, anche l'Algeria conosce le prime rivolte popolari antigovernative.
In particolare ad Algeri, si registrano già i primi violenti scontri  ed i primi feriti tra polizia e manifestanti. Nonostante i divieti a manifestare imposti dalle autorità, in migliaia sono scesi per le strade ed anno raggiunto la centrale piazza Primo Maggio. La tensione è salita ai massimi livelli quando, un corteo formato da circa duemila persone, ha sfondato un cordone di sicurezza formato dalla polizia in assetto anti-sommossa. Pugni, calci e manganellate hanno fatto registrare i primi, numerosi feriti di questa prima ma già rovente giornata di proteste.
Le richieste, così come in Tunisia, Egitto e Yemen, sono semplici: dimissioni del governo, rinnovamento totale della classe dirigente e riforme che possano garantire maggiore libertà, più diritti e maggiore democrazia. Il governo si era preparato alla manifestazione dell'opposizione già dallo scorso giovedì e, secondo la tv Al-Arabiya, sono stati in tutto 25.000 gli agenti schierati per fronteggiare la protesta ed intimorire la popolazione.
E se in Egitto si parla di "giornata della rabbia", gli algerini scesi in piazza hanno voluto definire quella di oggi la "giornata della svolta". Due gli importanti leader che hanno partecipato alla contestazione al fianco del popolo: Il primo è Ali Yahia Abdenour, il presidente ottantenne della Lega algerina per i diritti umani. Il secondo, invece,  è Said Sadi; capo del Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rcd).
A questo punto mancano pochi altri stati all'appello rivoluzionario del popolo africano; con conseguenze nell'economia globale che ben presto saranno percebili anche nelle nazioni del blocco europeo ed occidentale. Non è un caso che gli Usa prendano molto a cuore la situazione egiziana e che, dall'Europa, lo sguardo sia puntato con un certo timore verso Libia; l'altro stato del nord-Africa che per il momento non ha conosciuto tumulti popolari. In quello stato, dati i metodi governativi di Gheddafi, però, la rivolta potrebbe essere molto più feroce e sanguinosa di quelle tunisine,egiziane,algerine e yemenite.

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di Germano Milite
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