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Duri scontri tra polizia e manifestanti a Bengasi e Tripoli

Anche l'Islam si ribella, scoppia la rivolta in Libia

Slogan contro al-Mahmoudi ma non contro Gheddafi

Anche l'Islam si ribella, scoppia la rivolta in Libia
16/02/2011, 10:02

TRIPOLI - Tunisia, Egitto, Marocco, Algeria, Siria ed ora anche Iran e Libia: la rivolta dei paesi africani e mediorientali sembra non conoscere soluzione di continuità e procede in maniera inarrestabile; contagiando giornalmente nuove zone geografiche. Di sicuro, i tumulti nei paesi arabi ed islamici, produrranno un cambiamento repentino e marcato degli equilibri mondiali.
Mentre in Egitto si promette una nuova costituzione entro tre giorni, in Algeria la rivolta sembra per ora scongiurata. In Tunisia la situazione è invece ancora precaria, con centianaia di migliaia di persone che abbandonano il paese africano e si dirigono in massa proprio verso l'Italia. Situazione non meno tesa in Marocco; dove i giovani, attraverso facebook, stanno organizzando una grande manifestazione antigovernativa prevista per il prossimo 20 febbraio. Anche nello Yemen ed in Siria la popolazione è scesa in piazza, con gli aspri scontri aperti con la polizia e l'esercito, i morti ed i feriti.
Da oggi anche la Libia entra a far parte degli stati "rivoluzionari". A Tripoli è prevista una poderosa manifestazione contro il quarantennale dittatore Muammar Gheddafi ed il primo ministro Baghdadi al-Mahmoudi. Tutto è partito da una marcia di protesta che coinvolto alcune centinaia di persone nella capitale libica. La richiesta della folla, diretta verso la sede della polizia, era la scarcerazione di Fathi Tarbal; l'attivista per i diritti umani che è anche il rappresentante delle vittime della prigione di Abu Salim (famoso per i numerosi detenuti islamici che ha ospitato).
Nel giro di poco, percependo il clima di fortissima tensione e temendo l'espandersi della rivolta, le autorità hanno concesso la liberazione di Tarbal. La folla però non si è accontentata ed ha deciso di proseguire la propria marcia di protesta verso piazza al-Shajra. Sia a Tripoli che a Bengasi non sono mancati i primi scontri tra manifestanti e forze dell'ordine ed i primi feriti; con Gheddafi che per ora ha preferito non rilasciare dichiarazioni pubbliche alla popolazione. Intanto gli attivisti preparano la loro "giornata della rabbia" per il prossimo 17 febbraio.

ANCHE L'ISLAM IN SUBBUGLIO
Le rivoluzioni popolari di Tunisa ed Egitto fanno scuola e, come per i due paesi africani, anche nel mondo islamico sono i social network come Facebook e Twitter i più utilizzati per organizzare adunate e manifestazioni di ogni tipo. La protesta prosegue anche nel Bahrain; con migliaia di persone che nella scorsa notte hanno occupato la centralissima piazza di Manama. Le richieste sono quelle "standard": dimissioni dell'attuale classe dirigente e riforme democratiche su larga scala.

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di Germano Milite
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