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Dieci anni prima accoltellò l’amico rendendolo paraplegico

Arabia Saudita, sentenza choc del tribunale: condannato ad essere reso paralitico


Arabia Saudita, sentenza choc del tribunale: condannato ad essere reso paralitico
04/04/2013, 19:38

Una sentenza choc quella che arriva da un tribunale dell’Arabia Saudita che ha condannato un uomo a “essere reso paralitico se non pagherà un milione di riyal sauditi (circa 270mila dollari) di risarcimento”. La sentenza è stata diffusa dall’Amnesty International, con un appello al Paese e al mondo intero perché fermi la condanna emessa il 2 aprile scorso sulla base. La sentenza si basa sulla legge del taglione: nel 2003, all'età di 14 anni, Ali al-Khawahir aveva infatti accoltellato un suo amico, che era rimasto paralizzato agli arti inferiori. Adesso, dopo dieci anni, una corte di Al-Ahsa ha stabilito che il “colpevole dovrà subire la medesima sorte” se non riuscirà a recuperare la somma necessaria al risarcimento danni.  “Siamo fortemente preoccupati per questa decisione”. Lo ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri britannico, che ha parlato commentato la sentenza, parlando di fatto “grottesco” e pena “proibita dalla leggi internazionali”.
Amnesty sostiene di essere a conoscenza di un'altra sentenza simile, emessa nel 2010, ma che non risulta essere stata eseguita. Le leggi dell'Arabia Saudita - continua l'ong - prevedono un'ampia gamma di pene rientranti nell'ambito delle punizioni corporali. La fustigazione è prevista obbligatoriamente per numerosi reati e può essere inflitta dal giudice come pena alternativa o aggiuntiva al carcere. L'amputazione, invece, è prevista per i reati di furto (taglio della mano destra) e rapina in autostrada (taglio della mano destra e del piede sinistro). Nell'ambito delle pene retributive - riporta ancora l'organizzazione - alcuni imputati sono stati condannati all'estrazione degli occhi o dei denti, oltre che a morte. “Amnesty International continua a chiedere l'abolizione di queste pene crudeli e illegali, simili alla tortura”.

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di Erika Noschese
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