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BAGNO DI SANGUE IN TIBET, PECHINO ACCUSA IL DALAI LAMA


BAGNO DI SANGUE IN TIBET, PECHINO ACCUSA IL DALAI LAMA
15/03/2008, 09:03

Un conflitto che dura ormai da sessant'anni quello tra Pechino e il governo tibetano e che non smette di mietere vittime: dopo cinque giorni di protesta, in occasione del 49esimo anniversario della rivolta anticinese del '59, la manifestazione pacifica di centinaia di monaci è sfociata in un bagno di sangue. La polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti: almeno dieci i morti accertati nella capitale simbolo del buddhismo, mentre a Lhasa sarebbero almeno cento le vittime. Le autorità hanno invitao i ''teppisti'' a costituirsi. Il Primo Ministro del governo tibetano in esilio, Samdhong Rinpoché, ha dichiarato di "sperare che la Cina, che ha messo fine in passato al movimento democratico di piazza Tiananmen, agisca in questa situazione con compassione e saggezza". Un forte desiderio di indipendenza aleggia nel popolo tibetano, rinforzato dalla voce del Dalai Lama, il quale respinge le accuse delle Cina di essere il regista di questo atroce spettacolo.

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di Francesca Pellino
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