Dal mondo / Asia

Commenta Stampa

Tra i feriti anche tre cronisti stranieri, grave un canadese

Bangkok, altri 16 morti e 141 feriti durante gli scontri


Bangkok, altri 16 morti e 141 feriti durante gli scontri
15/05/2010, 13:05

BANGKOK (THAILANDIA) - Sei settimane di scontri quasi ininterrotti tra polizia e manifestanti che, giorno dopo giorno, sono diventati più violenti. Dopo il ferimento e la morte di uno dei leader della "camicie rosse", secondo Il Centro medico Erawan, altre 16 persone hanno perso la vita e 141 sono rimaste ferite; tra queste ci sono 3 giornalisti stranieri e, in particolare, in pericolo di vita si trova il cronista canadese di France 24 Nelson Rand, raggiunto da tre proiettili e ricoverato d'urgenza. Il governo aveva avvertio che, in caso di proseguimento della protesta, le forze dell'ordine avrebbero usato il pugno di ferro e, se necessario, aperto il fuoco sulla folla. Così, nella giornata di ieri, testimoni reutersi hanno riferito di un manifestante colpito al petto da un colpo di fucile mentre tentava di dar fuoco ad un pneumatico. Per tutta la notte, ad intervalli regolari, si sono sentite piccole esplosioni e spari ma, le formazioni anti-governative, dicono di non voler cedere fin quando Abhisit Vejjajiva, attuale premier, non deciderà di sciogliere l'esecutivo ed indire nuove elezioni. Le camicie rosse, tra cui militano numerose donne e bambini, si sono asserragliate in alcune zone strategiche (e molto ricche) della città; ergendo delle barricate difficili da abbattere per le forze di polizia. La città, che conta 15 milioni di abitanti e si configura quindi come una vera e propria megalopoli, è dunque ostaggio di una vera e propria guerriglia urbana. Una guerriglia che ha paralizzato il moltissime attività commerciali e praticamente tutto il traffico turistico in entrate. Anche la Farnesina, dopo la chiusura delle ambasciate americane, britanniche e canadesi, ha sconsigliato vivamente ogni viaggio nella capitale thailandese. I sostenitori di Thaksin Shinawatra hanno visto tagliati tutti i rifornimento e, nell'accampamento principale messo in piedi nella zona più ricca della città (con centri commerciali e hotel di lusso chiusi da oramai quasi due mesi), le condizioni igienico-sanitarie sono sempre peggiori; dato anche il taglio di acqua e corrente ed il servizio di ritiro dei rifiuti sospeso dalle autorità. Autorità che, in ogni caso, hanno reso noto di non voler procedere con alcuna irruzione nel campo "rosso" onde evitare uno scontro ancora più violento di quelli che si sono verificati fino ad oggi. Dall'inizio della contestazione, infatti, sono già 40 i morti e oltre 1000 i feriti.
Appure Abhisit si è dimostrato in più di un'occasione pronto ad aprire un dialogo pacifico con i "rossi"; proponendo ai leader della contestazione le elezioni anticipate ma non prima del 14 novembre prossimo. A quanto sembre, però, l'ex premier Shinawatra, dall'estero, ha fatto di tutto per far crollare ogni tipo di trattativa e convincere i suoi sostenitori che l'attuale governo deve cadere adesso. Oramai, le camicie rosse, sono rimaste in 5000 e gli stessi leader del movimento ammettono di avere scorte di cibo e carburante sufficienti solo per qualche altro giorno.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©