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Ci sono volute 2 ore per domare le fiamme

Bangladesh, incendio in una fabbrica tessile. Almeno 8 morti

L'impianto era chiuso. Sospetti sull'origine del rogo

Bangladesh, incendio in una fabbrica tessile. Almeno 8 morti
09/05/2013, 11:37

DACCA (BANGLADESH) – Mentre si continua a cercare corpi tra le macerie del 'Rana Plaza' a Dacca, in Bangladesh, ieri sera è scoppiato un incendio in una fabbrica di abbigliamento nel quartiere di Mirpur della capitale del Paese. La Tung Hai Sweater Ltd è stata invasa dalle fiamme, divampate verso le ore 23, quando il ciclo produttivo si era da poco concluso e all'interno dell'edificio erano rimasti solo alcuni responsabili, riuniti in una riunione e un ufficiale di polizia. Dodici squadre dei vigili del fuoco hanno raggiunto il luogo dell'incendio e sono riusciti a domare le fiamme dopo due ore.

All'interno del palazzo, sono stati trovati i cadaveri di otto persone, tra cui quelli del direttore esecutivo della fabbrica, Mahbubur Rahman e dell'ispettore generale della polizia aggiunto, Za Morshed. La morte è avvenuta per soffocamento. Le fiamme si sono propagate dal piano terra della Tung Hai Sweater Factory, collocata in un edificio di 11 piani. L'incendio potrebbe essere stato provocato da un corto circuito. Ma c'è chi avanza altre ipotesi, molto più inquietanti. Il presidente dell'Associazione dei produttori ed esportatori di abbigliamento del Bangladesh, Atiqui Islam ha spiegato che “la fabbrica era chiusa. L'incendio ha qualcosa di misterioso. Indagheremo a fondo”.

Nel frattempo, non molto lontano dalla fabbrica incendiata, il bilancio delle vittime del crollo del palazzo alla periferia di Dacca, in Bangladesh, ha raggiunto i 912 morti. Lo ha riferito questa mattina l'agenzia di stampa del Paese Bss. Nelle ultime ore sono stati ritrovati i coripi di 79 persone, in pessimo stato. I soccorritori lavorano senza sosta da 16 giorni. Hanno raggiunto il primo piano dello stabile attraverso un tunnel di 50 metri scavato tra i detriti. Ma i morti potrebbero essere ancora di più. 

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di Emanuele De Lucia
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