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Il presidente Lula potrebbe però ribaltare la sentenza

Battisti, il Tribunale Supremo decide per l'estradizione


Battisti, il Tribunale Supremo decide per l'estradizione
18/11/2009, 20:11

BRASILE - Via libera all'estradizione di Cesare Battisti in Italia dove ad “attenderlo” ci sono ben quattro ergastoli.
La sentenza, attesa per tutta la giornata, è arrivata soltanto in serata. A decidere sulle sorti di Battisti, è stato il Tribunale Supremo del Brasile, che ha così accolto la richiesta di estradizione dell'ex terrorista. A fare la differenza soltanto un voto: 5 quelli favorevoli al ritorno in Italia, 4 quelli invece contrari. Il voto decisivo è stato quello del Presidente dell’Alta Corte, Gilmar Mendes, che ha ritenuto che gli omicidi per cui Battisti è stato condannato sono "crimini comuni" e non "politici". «Do il mio voto per l'estradizione -ha detto Mendes prima di sospendere la seduta per un intervallo -Non si può attribuire ai fatti di sangue commessi in forma premeditata lo stesso carattere di un reato politico».
La sentenza tuttavia non rende automaticamente effettiva l'estradizione: sarà necessaria adesso una seconda sentenza che stabilisca se il presidente Lula avrà voce in capitolo e se, eventualmente, deciderà di non rispettare la decisione del Tribunale.
Intanto la notizia è immediatamente rimbalzata anche in Italia dove il Ministro della Giustizia Angelino Alfano, è in costante contatto con il suo inviato a Brasilia, il capo del Dipartimento Affari di Giustizia, Italo Ormanni. Appena appreso della sentenza questo il commento del Ministro. «I giudici hanno emesso il decreto di estradizione, ma in questo momento - spiega Alfano -sono nuovamente in camera di consiglio per decidere se la firma del presidente Lula sia un dovuto o discrezionale. In quest’ultimo caso, ciò significherebbe che Lula può rifiutare l’estradizione».
Una storia, quella di battisti fatta di omicidi, arresti ed evasioni fino alla fuga in Francia nel 1981. Dopo l'evasione dal carcere di Frosinone dove era stato rinchiuso nel 1979, l'ex terrorista dei proletari armati per il comunismo, si inventa dunque una nuova vita prima a Parigi e poi in Messico dove viene scoperto addirittura il suo talento di scrittore. Durante la sua latitanza i giudici italiani lo condannano in contumacia all’ergastolo, per aver assassinato, tra il 1978 e il 1979, Andrea Santoro, Pierluigi Torregiani, Lino Sabbadin e Andrea Campagna. La sentenza è poi confermata nel 1993 dalla Corte d’appello. Nel 1990 torna in Francia dove, complice lo scudo della "dottrina Mitterand", è a riparo dall’estradizione. Poco tempo dopo venne arrestato a seguito di una richiesta di estradizione del governo italiano. Nell'aprile 1991, dopo quattro mesi di detenzione, la “Chambre d'accusation” di Parigi lo dichiarò non estradabile. Il 30 giugno 2004 però, dopo una seconda richiesta della magistratura italiana, le autorità francesi (all’Eliseo è intanto subentrato Jacques Chirac) danno il via libera l’estradizione in Italia. Ancora una volta però Battisti è più veloce della giustizia riuscendo a fuggire di nuovo. Destinazione: Brasile. E' qui che viene arrestato nel 2007 a Rio de Janeiro in seguito ad un’operazione congiunta dell’Interpol e della polizia francese, italiana e brasiliana. Battisti chiede l’asilo politico, che però il 28 novembre 2008 il Comitato brasiliano per i rifugiati non gli concede. I suoi legali fanno allora ricorso al ministro della Giustizia brasiliano Tarso Genro, che in gennaio ribalta la decisione e concede lo status di rifugiato sulla base di "fondati timori di persecuzione per le sue idee politiche". Questa sera la sentenza del Tribunale Supremo che potrebbe riportare l'ex terrorista, dopo ben 28 anni in Italia.

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di Elisa Scarfogliero
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