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Congelato dialogo tra democratici e repubblicani

Boston: dopo la strage a rischio le riforme di Obama

Sembra in salita al Senato la storica riforma sulle armi

Boston: dopo la strage a rischio le riforme di Obama
17/04/2013, 20:52

WASHINGTON - La strage di Boston rischia di avere forti conseguenze nella politica americana. I morti alla maratona stanno gelando lo spirito bipartisan, il dialogo tra democratici e repubblicani che s'era stabilito nelle ultime settimane al Congresso. Un peggioramento del clima che mette a repentaglio le riforme chiave del secondo mandato di Barack Obama, quella sull'immigrazione e sulle armi. Aumentano i distinguo della destra circa il testo con cui si punta a regolarizzare 11 milioni di ispanici. E al Senato appare tutta in salita la strada verso la storica riforma sul possesso di fucili e pistole. Politico.com in testa, molti osservatori ritengono che in tanti, tra le file del partito repubblicano, siano tentati di utilizzare lo choc provocato dall'attentato per attaccare Barack Obama, delegittimandolo come “Commander in Chief”, seguendo una parte del loro elettorato che impaurito torna a credere che il presidente professore di legge sia un leader troppo morbido per affrontare il terrorismo islamico. In questa fase, rischia così di essere isolata l'ala moderata del partito conservatore che nelle ultime settimane aveva raggiunto importanti compromessi con la Casa Bianca. Basti pensare agli ultimi sviluppi del dibattito sulla riforma delle armi: la settimana scorsa grazie all'impegno di due senatori, uno repubblicano e uno democratico, l'estensione dei controlli ai compratori dei fucili sembrava avesse aperto la strada al via libero definitivo alla riforma. Ben 16 senatori repubblicani ribelli votarono contro l'ostruzionismo promosso dai vertici del loro partito, pur di discutere nel merito delle nuove regole. Pur di spingere sul Senato, Barack Obama portò a Washington sull'Airforce One 12 parenti delle vittime di Newtown, che per tre lunghi giorni si sono trasformati in lobbysti, passando tutto il santo giorno al Senato pur di convincere i senatori incerti. Come si dice negli Usa, Obama aveva conquistato il “momentum”, il clima giusto. Ma dopo le bombe, sembra che il partito repubblicano si sia compattato. Tanto che uno dei protagonisti dell'intesa bipartisan, Joe Manchin ha ammesso di non avere più i voti sufficienti. Insomma, un duro colpo per Barack Obama, oggi addirittura intimidito da alcune lettere alla ricina. Esattamente il contrario di quanto avvenne dopo l'11 settembre, quando un Paese sconvolto dagli attentati alle Torri si strinse attorno al suo Presidente. Non a caso, lo stesso Obama, immaginando il rischio di nuove divisioni, a caldo disse: «di fronte a tragedie come queste non siamo democratici o repubblicani, ma tutti americani». Ma sembra che non tutti siano del suo avviso. 

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di Valerio Esca
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