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Una dimostrazione di come "il folle di Oslo" non fosse folle

Breivik: folle o frutto dei tempi attuali?


Breivik: folle o frutto dei tempi attuali?
27/07/2011, 11:07

In questi giorni si continua a dire che Anders Behring Breivik, il norvegese che ha messo una bomba ad Oslo e poi è andato nell'isola turistica di Utoya a sparare a ragazzi inermi che stavano facendo il bagno, è un folle. Ma lo è davvero?
A leggere le 1500 pagine del suo "libro" in cui invita gli occidentali a fare una crociata contro l'Islam e a giudicare da quanto lui ha detto ed è stato riportato dai mass media, in realtà c'è un filo logico ineccepibile. E cioè che gli islamici sono un pericolo ed una minaccia per gli europei, che vogliono invaderci e conquistarci, perchè questo ordina la loro religione, e che gli europei dovrebbero difendersi ma non lo fanno perchè sono deboli e rammolliti. E quindi tocca ad eroi come Breivik (dice lui) far vedere quali sono i pericoli di tale mollezza di atteggiamento. Nel suo testo, l'omicida fa riferimento persino alla sua ammirazione per Vlad Tepes (il personaggio storico da cui nacque la leggenda del Conte Dracula), considerato un grande eroe nella guerra contro l'Islam.
Ora, magari non l'ammirazione per il conte Vlad, ma tutte le altre argomentazioni non sono nuove. Sono quelle che si leggono quotidianamente sui mass media legati ai partiti o alle ideologie di destra estrema. In Italia, argomentazioni del genere si trovano più spesso che in altri Paesi, visto che sono tesi portate avanti da quotidiani come Libero e Il Giornale, da settimanali come Panorama, ma soprattutto dagli esponenti dei partiti politici di governo.
Naturalmente, a furia di propagandare queste menzogne, è normale che prima o poi qualcuno ci creda. E non a caso ho parlato di menzogne. Non nego certamente che nel mondo islamico, che consta di oltre 2 miliardi di persone sull'intero globo, ci siano persone che inneggiano a teorie del genere, ma è chiaro che si tratta di una minoranza. Esatamente come ci sono delle minoranze di cattolici fanatici o di buddisti fanatici e così via. La maggioranza degli islamici sono persone che vivono la loro religione esattamente come la vivono i cristiani. Magari in media con una maggiore intensità (solitamente nei Paesi islamici che una maggiore invasione della religione nelle scelte politiche e quindi nelle leggi) di quanto non sia per la religione cattolica nei Paesi europei; ma a parte questo la differenza è minima.
Resta poi quello che è il punto fondamentale, che già
ho trattato in un altro editoriale: l'Islam non esiste. Esistono tanti Islam, almeno uno per ciascuna nazione che abbia l'Islam come religione ufficiale. Infatti, come un cattolico italiano non vive la sua religione nello stesso modo in cui lo vive un cattolico irlandese o polacco, lo stesso vale nei Paesi islamici. Un iraniano non vive la religione nella stessa maniera di un pakistano o di un marocchino. Un esempio banale: in Iran, se si guarda in giro, si vedono donne velate ma anche donne che vanno in giro a capo scoperto; se si va in Pakistan, si vedono molti burqa, ma teste femminili scoperte nessuna. I motivi di queste differenze sono tanti e diversi: istruzione media (più è bassa, più la religione imposta viene vissuta in termini di fanatismo o giù di lì); tradizioni (fenomeno molto sottovalutato, in tutto il mondo, è proprio l'integrazione tra la tradizione popolare e le credenze con la religione ufficiale); divisioni e frammentazioni che si sono create all'interno della religione (la più nota è quella tra sunniti e sciiti). Resta il fatto che accanto ad un Islam minoritario e potenzialmente violento, esiste un Islam molto più diffuso che è perfettamente integrabile con i nostri usi e costumi. Ma come passare dalla integrabilità potenziale alla integrazione effettiva se non riusciamo a spiegare loro le differenze tra le nostre culture? E prima ancora: come facciamo a spiegare queste differenze se la maggior parte degli europei non sa nulla dell'Islam, a parte le cose (spesso non vere) che si leggono sui giornali o si ascoltano in TV?
E' proprio da questa situazione che avvengono i falsi insegnamenti di cui i Breivik si imbevono. E quando un insegnamento - vero o falso che sia - è considerato vero da una mente debole, possono accadere queste stragi.

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di Antonio Rispoli
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