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Cestari: “L’Italia si allinei all’Unione Africana”


Cestari: “L’Italia si allinei all’Unione Africana”
11/04/2011, 15:04

ROMA, 11 APRILE 2011 – “Gheddafi ha accettato la road map proposta dalla Unione Africana. Ora l’Italia dovrebbe fermarsi, cessare ogni tipo di ostilità militare ed assumere quel ruolo diplomatico di mediazione essenziale perché, il 14 aprile a Il Cairo, i rappresentanti dei governi occidentali riprendano la strada del dialogo ed abbandonino quella delle bombe ottenendo in cambio la costituzione di un condiviso governo di transizione” (per giovedì la Lega Araba ha organizzato, su invito Onu, una conferenza internazionale sulla Libia alla quale prenderanno parte il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, il capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton e il presidente della commissione dell'Unione Africana, Jean Ping).

L’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere (e Console in Italia della Repubblica Democratica del Congo), argomenta: “Dinamiche ed esito dell’incontro-dialogo tra UA e Gheddafi confermano che la realtà in Libia è diversa da quanto i Governi occidentali avevano previsto al termine di lunghe settimane di azioni di guerra. Se oggi Gheddafi è chiaramente un leader non asserragliato nel suo bunker, non barricato, non in fuga e per nulla spacciato; se conquista posizioni invece che perderle e se controlla ancora buona parte del Paese nonostante il deciso rafforzamento occidentale delle truppe degli oppositori, rivendica legittimamente lo status di interlocutore politico. L’Unione Africana lo riconosce e non è un caso che si sia recata dapprima a Tripoli e poi a Bengasi. Gheddafi resta un leader ancora forte seppur inevitabilmente chiamato al confronto con una opposizione politica incalzante e non meno importante. Attraverso il dialogo e la proposizione di un progetto diplomatico serio ed accettato, in poche ore l’UA ha dimostrato quanto fu sbagliato l’entrata in guerra, la dichiarazione di disconoscimento di Gheddafi etichettato come tiranno e lo schieramento dalla parte dei ribelli però capeggiati da un fedelissimo del Colonnello, ministro fino a un mese prima. Da lontano come si fa a capire chi è tiranno e chi no?”.

Sull’Italia: “Le ultime evoluzioni ed un epilogo militare non prossimo dovrebbero consigliare al Governo italiano di recuperare posizioni inserendosi nel solco delle strategie diplomatiche tracciato dalla UA, cessare immediatamente ogni attività militare, assumere posizioni nette e precise nel senso della costituzione del governo libico di transizione che assicuri libere elezioni e la ripresa delle ordinarie iniziative di amministrazione governativa del Paese, tra cui quella della distribuzione del petrolio. In tal modo potrebbe anche ricominciare a tutelare gli interessi in Libia dei tanti piccoli e medi imprenditori italiani che hanno perso tutto. Per il nostro Governo deve però essere chiaro che all’auspicato tavolo di trattativa Gheddafi ed i suoi ministri siederanno a pieno titolo. E’ quindi necessaria la riattribuzione al leader libico dello status di interlocutore da parte dell’Italia con il conseguente riconoscimento del suo ruolo. Su questo terreno, Gheddafi ci sarà. Le odierne posizioni del ministro Frattini e della Nato complicano, invece, ogni possibile interlocuzione ed azione di diplomazia. La sensazione è che per non ammettere di aver sbagliato si continui a sbagliare”.

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di Redazione
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