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Un'occhiata analitica sulla crisi economica

Che cosa succede in Grecia?


Che cosa succede in Grecia?
01/05/2010, 09:05

Ogni giorno ci arrivano notizie sulla crisi economica della Grecia. Ma le notizie che arrivano sono incomplete e frammentarie. COsa sta veramente succedendo?
Confesso di non essermi riuscito a fare un panorama completo, dato che non posso leggere giornali in greco, non conoscendo la lingua. Vediamo però che cosa sono riuscito a sapere. Innanzitutto è noto che la situazione dei conti pubblici greci è pessima. Il rapporto debito pubblico/Pil è intorno al 115% (l'Italia è al 116%) e il rapporto deficit/Pil è intorno al 14% (in Italia nel 2007 era l'1,7%, mentre l'anno scorso il governo Berlusconi l'ha portato oltre il 5%, complicando la situazione dei nostri conti pubblici. Ma uno dei punti deboli della Grecia è il fatto di avere un Pil basso, di poco superiore ai 250 miliardi, circa un sesto di quello italiano. Questo rende difficile per la Grecia reagire all'attacco valutario che sta subendo; ma rende anche facile un intervento economico: i 43 miliardi di euro promessi dall'Europa possono portare il debito pubblico greco sotto il 100% e quindi dare un notevole respiro alle loro finanze. E anche l'ultima manovra proposta, da 20-25 miliardi in due anni, possono praticamente azzerare il rapporto deficit/pil. Naturalmente a condizione che non crolli eccessivamente l'ammontare delle entrate fiscali, dato che la cura è veramente da cavallo.
Ma esaminiamo questa manovra. Alcune norme sono quasi dovute: a che serve una "commissione Kopis" per la tutela dell'omonimo lago, quando questo lago è stato prosciugato nel 1930? Come si fa a considerare "usurante" il lavoro di parrucchiere, di presentatore televisivo o di suonatore di strumenti a fiato? Con che criterio si predispone un bonus per essere arrivati in orario al lavoro? Quello è un fatto dovuto. O dare una indennità "per il lavoro all'aria aperta" per le guardie forestali? Che guardia forestale è una che lavora in ufficio? Meno bene vanno altre misure: taglio degli stipendi, aumento dell'Iva, taglio dell'equivalente di due mensilità per anno. Non una parola sulle misure per aggredire l'evasione fiscale, che è elevatissima, come in Italia. Quindi come sempre a pagare saranno i poveri, i dipendenti, coloro che non possono scappare. Ed è per questo che ogni giorno nelle città greche ci sono scontri tra lavoratori e Polizia, perchè i cittadini ormai non ne possono più.
Comunque, al di là delle critiche e delle opinioni, tutte queste misure sono logicamente motivate dalla necessità di cancellare i debiti pubblici della Grecia. Si possono criticare o contestare, ma oggettivamente hanno un motivo. Ma che motivo c'è di imporre l'abolizione dei contratti collettivi nel settore privato e l'introduzione dell'arbitrato in caso di licenziamento? Queste non sono misure che facciano risparmiare soldi allo Stato. Ed è un caso che il secondo provvedimento, quello dell'arbitrato, sia stato introdotto anche in Italia, nel ddl sul lavoro? Teniamo presente che la manovra economica che verrà fatta in Grecia è stata praticamente imposta dall'Unione Europea, mentre il governo greco non ha nessuno spazio di manovra. Allora perchè questa strana coincidenza di misure, tra il governo greco e quello italiano? Teniamo presente che l'introduzione dell'arbitrato al momento del licenziamento, significa indebolire grandemente i diritti dei lavoratori, perchè gli stessi potrebbero essere licenziati per il solo capriccio del datore di lavoro. E quindi la pressione e il ricatto esercitato dai datori di lavoro diventa immenso: con una disoccupazione in Italia calcolata dall'Istat vicino al 9%, una disoccupazione reale che supera il 20%, con picchi al sud, tra i giovani, che va oltre il 50%, la minaccia di un licenziamento in cambio di 3 o 4 mensilità fa paura. E tanto.
Insomma, il sospetto è che si stia usando la Grecia, ancora più che l'Italia, per una ulteriore botta di neoliberismo. Non contenti dei disastri commessi con i mutui subprime e di tutti i danni che l'economia liberista statunitense ha creato nel mondo (in questa ottica va visto anche la recente ondata di marea nera provocata dall'affondamento di alcune piattaforme di trivellazione petrolifera) a quanto pare vogliono attaccare anche l'Europa, dove ci abbiamo impiegato secoli ad acquisire pochi diritti per i lavoratori; ma oggi quei pericoli sono sempre più in bilico. In Italia e in Grecia più che altrove. In Grecia per la crisi economica, aiutata anche dal comportamento anomalo delle società di rating; in Italia per lo stato comatoso della popolazione, che sta osservando la distruzione dei propri diritti senza alcuna reazione. Al massimo mandano una lettera al proprio quotidiano o si sfogano su Facebook o su Twitter. Ma non si va oltre.

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di Antonio Rispoli
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