Dal mondo / Africa

Commenta Stampa

Che ne sarà della Libia?


Che ne sarà della Libia?
15/09/2011, 18:09

Ormai la guerra in Libia (o "la guerra di Sarkozy", come viene definita in Francia) si può considerare finita. Ormai a Gheddafi rimane solo la possibilità di espatriare oppure di organizzare una guerriglia, magari con l'aiuto dei beduini presenti nel sud del Paese, che gli sono rimasti vicini.
Resta la discussione sul fatto se sia stata una insurrezione popolare oppure se dietro ci sia stata la CIa, l'SDGE (i servizi segreti francesi) o l'MI6 (i servizi segreti inglesi), come sostengono alcuni; se le forze armate viste in TV erano insorti oppure gruppi di terroristi aiutati da gruppi speciali (l'Inghilterra ha confermato di aver inviato esponenti dello Special Air Service, che si può considerare il braccio armato dei servizi segreti inglesi). Ma alla fin fine, restano discorsi interessanti solo dal punto di vista storico. 
Il punto è: cosa succederà ora in Libia? La risposta è molto difficile. Personalmente devo confessare che prima che incominciassero gli attacchi della situazione in Libia sapevo ben poco; praticamente solo quello che c'era scritto sui giornali. Poi approfondendo le cose attraverso libri ed articoli di esperti, mi sono reso conto che è una realtà estremamente sfaccettata. Innanzitutto, la Libia è fondamentalmente un Paese tribale. Gheddafi guidava il Paese grazie alla alleanza con una perte delle tribù (soprattutto della zona centrale e meridionale), mentre all'est e all'ovest manteneva il controllo grazie alla potenza militare. Non che lo governasse male, in senso generale: le royalties per le società dei Paesi vicini che venivano ad estrarre petrolio e gas erano altissime (intorno al 90%) e grazie a questo, era stato costruito un discreto sistema di welfare e il reddito pro capite era uno dei più alti dell'intera Africa. Tuttavia restava una notevole disparità interna, dato che nella zona della capitale si viveva bene, su standard molto vicini a quelli occidentali, mentre nelle zone ad est e ad ovest del Paese la ricchezza era concentrata in poche mani.
E questa situazione non cambia adesso. Il Cnt, che viene considerato l'interlocutore numero 1 dei Paesi occidentali e candidato a prendere il potere, non è nient'altro che il vertice di un gruppo di tribù di Misurata. Quindi rappresenta solo gli interessi di quella zona. Certo, ci sono accordi più o meno solidi con altre tribù più deboli della zona, e si cerca di stringere ulteriori alleanze, ma è chiaro che più sono le alleanze, meno solido è il tutto.
Il rischio è di trovarsi in una situazione simile a quella dell'Afghanistan, con una serie di lotte tribali, intorno ad un capo che non può mettere il naso fuori di casa, senza la protezione dei soldati dei Paesi occidentali. Paesi che per ora sembrano aver capito il rischio, dato che pare non intendano mandare soldati. Non che questo eviti la guerra interna; ma almeno eviterà il rischio per i Paesi europei di trovarsi impelagati in una guerra infinita.
E bisognerà anche vedere i nuovi governanti (che sia il Cnt di Misurata o chiunque altro) cosa faranno, sia per la popolazione che verso le nazioni occidentali e le loro aziende, soprattutto nel settore del petrolio e del gas. Insomma, è tutto avvolto nella nebbia. Chiaramente, il buon senso fa sì che ci si auguri che vada tutto bene e ci si accordi senza ulteriori spargimenti di sangue.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©