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Minacciano lo sciopero della fame sottoterra

Cile, trentatrè donne in miniera per protesta


Cile, trentatrè donne in miniera per protesta
17/11/2010, 18:11

SANTIAGO - Per difendere il lavoro nelle zone colpite dal sisma e dallo tsunami dello scorso febbraio, un gruppo di 33 donne è sceso ieri in fondo ad una miniera in disuso del Cile, minacciando uno sciopero della fame sottoterra. Il loro obiettivo è ottenere un aiuto concreto da parte del governo; dopo le calamità naturali, che hanno messo in ginocchio il Paese, causando 521 morti e 56 dispersi, la situazione si fa sempre più grave. Le 33 donne, riferiscono i media cileni, sono a 900 metri di profondità nel sito chiamato 'Chiflon del diablo' (Spiffero del diavolo), vicino la città di Lota, circa 500 km a sud della capitale Santiago: una vecchia miniera di carbone dismessa negli anni '90 e trasformata in sito turistico.  Per cercare di far parlare della loro causa, le donne, che affermano di rappresentare oltre 12.000 abitanti del centro-sud del Paese, hanno scelto di calarsi volontariamente nelle viscere della terra proprio in 33: lo stesso numero dei minatori rimasti bloccati nel fondo della miniera di San Josè per oltre due mesi. La loro è una misura disperata: "Abbiamo provato anche in altri modi, ma il governo non ci ha ascoltato, costringendoci a questa azione di forza", ha spiegato la portavoce del gruppo Brigida Lara. Le 33  donne fino a poco tempo fa facevano parte del corpo militare del lavoro, un organismo legato all'esercito cileno che si occupa di assistenza sociale. Hanno perso il posto in una recente ondata di licenziamenti e non sono le sole: nel giro di pochi giorni altre 8.000 persone sono hanno perso il lavoro. Ora "las 33" chiedono che il programma in cui erano impiegate - che generava preziose fonti di guadagno in una zona già in serie difficoltà - venga ripristinato. Sono finite sottoterra per far sentire meglio la loro voce, finora inascoltata. E chiedono che il governo faccia qualcosa anche per loro, proprio come ha fatto per i minatori di Acatama.

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di Tiziana Casciaro
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