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Gravidanza interrotta a causa della politica cinese

Cina, costretta ad abortire al settimo mese di gravidanza


Cina, costretta ad abortire al settimo mese di gravidanza
14/06/2012, 19:06

PECHINO – Abortire al settimo mese di gravidanza. È la dura realtà che ha vissuto, Feng Jianmei, una donna proveniente da Shaanxi, una provincia nel nord della Cina che è stata costretta ad abortire a causa della politica cinese di controllo sulle nascite. La vicenda è stata denunciata dal gruppo attivista americano "All Girls Allowed". La donna e' stata prelevata a forza dalla sua casa e condotta in ospedale dalle autorità cinesi. Una volta ricoverata, Feng e' stata costretta ad abortire in quanto non disponeva del denaro necessario ad aggirare la legge cinese sulle nascite imposta dalle autorità di Pechino. La somma necessaria, si aggirava intorno ai 40 mila yuan (circa 4.800 euro).
Secondo la politica di controllo delle nascite imposta dal governo cinese, le famiglie che vivono in città di solito non possono avere più di un figlio, mentre quelle rurali possono anche decidere di avere due figli, ma solo nel caso in cui il primo nato sia di sesso femminile.
Le autorità di Zhenping, la località nella provincia settentrionale dello Shaanxi, dove il fatto sarebbe avvenuto, hanno respinto le accuse. Un’inchiesta è stata comunque aperta sulla vicenda, che ancora una volta dimostra l’arretratezza del regime cinese in materia di nascite e diritti umani.

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di Erika Noschese
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