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Il governo cinese chiede le scuse ufficiali degli Usa

Cina: il dissidente cieco Chen lascia l'ambasciata americana

Oggi arriva a Pechino il segretario di Stato Hillary Clinton

Cina: il dissidente cieco Chen lascia l'ambasciata americana
02/05/2012, 11:05

PECHINO (CINA) - E' riuscito a scappare dai domiciliari, poi si è rifugiato in un'ambasciata americana, che ora ha lasciato per essere accompagnato nell'ospedale Chaoyang di Pechino dallo stesso ambasciatore Usa Gary Locke. L'avventura del dissidente cieco Chen Guangcheng ancora appassiona e destabilizza il governo cinese. Chen, avvocato di 40 anni diventato cieco per l'aggravarsi di una malattia congenita, ha denunciato nel 2005 le autorità della sua provincia per aver costretto circa 7 mila donne ad abortire contro la loro volontà. L'anno successivo è stato arrestato e condannato a quattro anni e tre mesi di carcere. Poi nel 2010 ha iniziato a scontare i domiciliari insieme alla famiglia. Lo scorso 22 aprile è riuscito a scappare dalla sua abitazione di Dongshigu nella provincia dello Shandong, grazie anche all'aiuto di un altro attivista. Dopo la fuga, Chen è comparso in un video di 15 minuti su Youtube, in cui chiedeva al premier di punire secondo la legge i responsabili della sua detenzione, di garantire la sicurezza della sua famiglia e di battersi contro i funzionari corrotti e le loro prepotenze. Il dissidente cinese si è rifugiato nell'ambasciata americana e questo ha innervosito il governo centrale. Oggi l'avvocato non vedente ha lasciato la sede diplomatica "di sua volontà e potrà riabbracciare i suoi familiari", come ha riferito l'agenzia ufficiale del regime cinese 'Nuova Cina'. Tutto avviene nello stesso giorno della visita del segretario di Stato americano Hillary Clinton a Pechino, in occasione del summit per il Dialogo strategico ed economico tra i due paesi, ma il governo cinese ha chiesto le scuse ufficiali da parte degli Stati Uniti per aver accolto il dissidente. Il gesto è stato considerato un'ingerenza degli americani negli affari cinesi.

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di Emanuele De Lucia
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