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Una battaglia di retroguardia sempre più affannosa.

Cina: il governo censura anche socialnetwork e microblogger


Cina: il governo censura anche socialnetwork e microblogger
27/10/2011, 19:10

PECHINO (CINA) - Ancora una stretta da parte del governo cinese contro gli internauti del loro Paese. Già bloccata la gran parte nella navigazione, grazie ad un programma chiamato "Muraglia di fuoco" che intercetta chiunque cerchi parole proibite e blocca i siti che contengono le suddette parole, ora l'obiettivo sono i social network. Anche se è proibito, sono circa 500 milioni i cinesi che accedono a "Sina Weibo", la versione cinese di Twitter. E tramite questo servizio i cinesi riescono ad apprendere ciò che il governo vuole tenergli nascosto: per esempio i monaci buddisti che in questi giorni si danno fuoco per protesta; oppure l'episodio della bambina di 2 anni investita da due autoveture e morta dopo giorni di agonia in ospedale.
E quindi, sono stabilite sanzioni, che vanno dall'arresto per 15 giorni - anche in assenza di contestazione di reato - in su. Inoltre viene stabilito che chi ha un centro Internet debba registrare i propri clienti, oltre a dover pagare nuove tasse.
Ma è una battaglia di retroguardia ormai. Il regime cinese ha oltre 20 mila dipendenti che si occupano solo della cyber-censura, ma non sono sufficienti a cancellare ogni messaggio, ogni microblog, ogni intervento degli internauti. E il timore del governo è per la stabilità politica e sociale interna: una "primavera araba" in salsa cinese provocherebbe l'intervento dell'esercito: un milione di soldati armati contro un miliardo di persone che chiedono libertà e riforme sono uno spettacolo che assomiglierebbe all'inferno.

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di Antonio Rispoli
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