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Nuovo caso di immolazione: si dà fuoco un monaco 30enne

Cina: la repressione fa uccidere due fratelli tibetani

La loro colpa: aderire a una manifestazione pro Dalai Lama

Cina: la repressione fa uccidere due fratelli tibetani
10/02/2012, 15:02

PECHINO – Continua la repressione in Cina contro la comunità tibetana. Due fratelli tibetani, di cui uno monaco buddista, sono stati uccisi dalla polizia cinese nella provincia di Sichuan. La loro colpa sarebbe quella di aver partecipato, lo scorso 23 gennaio, ad una manifestazione contro l’occupazione cinese del Tibet, chiedendo il ritorno del Dalai Lama. La protesta fu repressa dalle forze dell’ordine cinesi, che aprirono il fuoco sulla folla, uccidendo sette manifestanti e ferendone molti altri. I due fratelli, partecipanti alla manifestazione di protesta, riuscirono a scappare, rifugiandosi in un luogo sicuro ed evitando così l’arresto. Si tratta di Yeshe Rigal, monaco 40enne, e del fratello 38enne Yeshe Samdrub, inseguiti per più di due settimane: ieri sono stati identificati, trovati e uccisi a colpi d’arma da fuoco. Kalsang, monaco del monastero di Drepung, al riguardo racconta: “I cinesi hanno circondato il posto dove si trovavano. Dopo averli fatti uscire, li hanno sparati”.
Intanto, di pari passo, arrivano anche notizie di una nuova immolazione tra i monaci tibetani. Secondo informazioni di organizzazioni che si battono per i diritti civili, un monaco di circa 30 anni si sarebbe dato fuoco sulla strada principale che porta al monastero di Lab, nella provincia del Qinghai, sempre in segno di protesta contro l’occupazione cinese. Questa immolazione sarebbe la 22esima: giunge poche ore dopo quella di un ex monaco di diciannove anni ad Aba, sempre nel Sichuan. Solo dall’inizio di febbraio, con quest’ultima, le immolazioni sono cinque. Dopo l’incidente le autorità cinesi hanno arrestato alcuni dei monaci più alti in grado nel monastero, portandoli nel loro quartier generale a Yushu.

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di Antonio Formisano
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