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La Danimarca sblocca lo stallo al negoziato sull'ambiente

Clima: Usa pronti 100 mld $, accordo più vicino


Clima: Usa pronti 100 mld $, accordo più vicino
17/12/2009, 20:12

COPENAGHEN - I negoziati, in stallo per 24 ore, sono ripresi dopo che il premier danese Lars Lokke Rasmussen ha rinunciato presentare un suo testo, progetto a cui si erano opposti i paesi poveri sostenendo che tutte le nazioni dovessero invece essere coinvolte.
Infatti la Danimarca, Paese che ospita la conferenza Onu sul clima, ha sbloccato oggi i negoziati e gli Stati Uniti hanno appoggiato l'istituzione di un fondo globale da 100 miliardi di dollari per aiutare i paesi poveri, mentre i leader mondiali stanno arrivando a Copenaghen in vista della giornata conclusiva del summit.
I ministri dell'Ambiente lavoreranno fino a tarda notte sulle bozze che - nell'ambito dell'accordo per rallentare i cambiamenti climatici che domani dovrebbe essere sottoscritto da 193 nazioni - prevedono tagli alle emissioni di gas serra. Circa 120 leader mondiali parteciperanno questa sera ad una cena di gala.
"Il tempo è contro di noi", ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy, che ha proposto un incontro notturno dei leader mondiali. "Un fallimento a Copenaghen sarebbe una catastrofe per tutti".
Gli Usa, secondo Paese al mondo per emissioni di gas serra dopo la Cina, ha contribuito ai negoziati - che, da quando sono partiti alla fine del 2007, hanno fatto ben pochi progressi - imponendo la giornata di chiusura del summit come scadenza per raggiungere l'accordo.
"Gli Usa sono pronti a lavorare con gli altri Paesi per stanziare con loro 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020 per affrontare le necessità dei Paesi in via di sviluppo legate ai cambiamenti climatici", ha detto la segretario di Stato americano Hillary Clinton nel corso di una conferenza stampa.
L'Unione Europea ha proposto l'istituzione di un fondo globale da 150 miliardi di dollari, e il capo del gruppo dei Paesi africani, il premier etiope Meles Zenawi, mercoledì si è detto favorevole allo stanziamento di 100 miliardi di dollari in aiuti alle nazioni povere.
L'accordo sul fondo per il clima potrebbe dare una spinta politica alla conferenza, che domani dovrebbe prendere una decisione su una serie di altre misure, dalla salvaguardia delle foreste pluviali all'imposizione di tagli più consistenti alle emissioni globali di anidride carbonica.
Qualsiasi accordo dovrà però essere sottoscritto all'unanimità. Alcuni piccoli stati insulari e Paesi africani - a rischio per l'aumento del livello dei mari, le alluvioni e le ondate di calore - hanno detto chiaramente che non sottoscriveranno un accordo debole.

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di Mario Aurilia
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