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L'Irlanda minaccia referendum, no della Gran Bretagna

Crisi, il patto di bilancio spacca l'Europa

Il "Fiscal compact" rischia il flop

Crisi, il patto di bilancio spacca l'Europa
31/01/2012, 20:01

BRUXELLES - Non bastavano la conferma della Gran Bretagna a restare fuori e il no pronunciato a sorpresa da Praga, che ha ridotto a 25 i sì al nuovo Patto di bilancio. A complicare le sorti del “Fiscal compact” appena nato ci si è messa pure l'Irlanda, il cui premier Enda Kenny ha ipotizzato di sottoporre il nuovo Trattato a referendum: una minaccia bella e buona, considerato che fu il risultato negativo della consultazione popolare irlandese a bloccare per mesi l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. E anche dalla Francia sono arrivate nubi di tempesta. Il candidato socialista alle presidenziali Francois Hollande ha dichiarato che se diventasse nuovo presidente chiederebbe la rinegoziazione del Patto per riequilibrare le nuove regole comuni sul rigore dei conti con impegni di crescita e occupazione. Le dichiarazioni di Hollande (la cui popolarità è in forte aumento) sono state accolte a Bruxelles con scetticismo («difficile decretare la crescita via Trattato») e quasi con sdegno dal governo in carica: «La rinegoziazione sarebbe molto dannosa per gli interessi del nostro Paese», ha messo in guardia il ministro degli Affari europei, Jean Leonetti, promettendo la ratifica del Patto prima del voto. Il “fiscal compact” dovrà essere sottoscritto ufficialmente al vertice Ue del primo di marzo. Dopo di che, potrà partire il processo di ratifica che - nella maggioranza dei casi - sarà parlamentare. Dublino però vuole verificare se i cambiamenti giuridici introdotti dal Patto sono tali da richiedere un passaggio nelle urne. Il punto ostico riguarda la golden rule sul pareggio di bilancio che i firmatari si impegnano ad inserire nelle Costituzioni nazionali «o in leggi equivalenti». Un formula che dovrebbe evitare il ricorso ai referendum per i paesi obbligati a svolgere consultazioni popolari prima di mettere mano alla Carta nazionale. Il premier irlandese Kenny ha chiesto lumi al suo servizio legale ed ora attende il responso prima di una decisione. Resta poi complicato il rapporto dei 25 con Londra. Anche oggi il premier David Cameron ha ribadito che la Gran Bretagna non esiterà a prendere azioni legali contro il nuovo Trattato se le sue disposizioni minacciassero il mercato unico. E restano i mal di pancia di alcuni paesi dell'est, in particolare Polonia e Ungheria, che chiedono «pari dignità» rispetto ai paesi che condividono la moneta unica e pretendono di sedersi ai Vertici dell'Eurogruppo. Il compromesso è stato trovato, ma ha lasciato un gusto amaro per un'Europa ancora divisa tra serie A e serie B. Della seria A (tripla) fa sicuramente parte la Finlandia, il cui premier Erkki Tuomioia non ha esitato a definire il Trattato «inutile e dannoso». Le critiche non incrinano il giudizio del presidente Ue Herman van Rompuy, che ieri sera ha definito l'accordo a 25 «un grande risultato». «Nessuno pretende manifestazioni di entusiasmo», commentano oggi i suoi collaboratori. «La cosa importante è che 25 governi si sono impegnati, la maggioranza di loro avendo un mandato parlamentare». A Bruxelles sono convinti che il processo di ratifica delle nuove regole di rigore sarà un successo e si scommette anche sul ritorno a bordo di Praga il prossimo primo marzo. Oggi il ministro degli Esteri ceco Karel Schwarzenberg, favorevole al Fiscal compact, ha avuto parole di fuoco contro il premier Necas, che ha accusato di danneggiare il Paese per ragioni di politica interna.

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di Valerio Esca
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