Dal mondo / Medioriente

Commenta Stampa

Sondaggio della Cbs: 2 su 3 contrari a intromissione

Crisi in Egitto, gli americani a Obama: non intervenire

Barack chiama a Mubarak, ma lui non risponde al telefono

Crisi in Egitto, gli americani a Obama: non intervenire
16/02/2011, 17:02

IL CAIRO - I rapporti tra gli Usa e l’Egitto non sono mai stati così intensi come nelle ultime due settimane. Circostanza che però gli americani non vedono di buon occhio, nonostante Washington sia  sempre più impegnata a mediare all’interno della crisi che ha già gettato il paese africano nella guerra civile.
Interferenze scomode. Che creano persino imbarazzi diplomatici. Un esempio su tutti: da Sharm, dove si trova ormai in esilio forzato, Hosni Mubarak accetta solo telefonate di quelli che reputa amici. E poco importa se dall’altra parte del telefono c’è il presidente degli Stati Uniti d’America. L’ex premier egiziano avrebbe infatti rifiutato di rispondere ad una telefonata del presidente Barack Obama senza dare spiegazioni. A riferirlo sono fonti vicine all'ex presidente egiziano citate dal sito online del quotidiano Youm7, aggiungendo che l'ex rais da quando e' a Sharm ha ricevuto molte telefonate da amici.
È ancora mistero intanto sulle condizioni di salute di Mubarak: secondo le stesse fonti non sono buone, e i "medici decideranno se sarà necessario l'espatrio per curarsi in una nota clinica viennese", facendo così chiarezza sui rumors che volevano l’ex presidente in coma.
Mubarak – secondo i ben informati – intenderebbe restare a Sharm, e secondo fonti saudite ha anche rifiutato di espatriare nel regno ultraconservatore.
I continui contatti tra l’America e il Medioriente negli States non piacciono a tutti. Sarà che è ancora forte il dissenso nei confronti delle scelte di entrare in guerra di George W Bush, ma secondo un recente sondaggio due americani su tre ritengono che gli Stati Uniti debbano tenersi alla larga dalle vicende politiche egiziane. È stata una ricerca realizzata dalla Cbs a rivelarlo. Solo il 26% degli americani sostiene che Washington dovrebbe aiutare il Cairo nella sua transizione democratica. Gli americani appaiono divisi sul futuro dell'Egitto: il 45% ritiene probabile che il Paese diventi una democrazia stabile entro l'anno, e un altro 7% crede che tale ipotesi sia molto probabile, mentre il 41% lo reputa improbabile. Sul fronte interno, il 50% degli americani afferma di approvare la gestione della crisi egiziana da parte del Presidente Barack Obama. Eppure secondo la Difesa Usa la riduzione degli aiuti militari statunitensi a paesi come l’Egitto sarebbe "incosciente": ne è convinto l’ammiraglio Mike Mullen, al Congresso, dove l'opposizione repubblicana si batte per imporre tagli al budget.

Commenta Stampa
di Davide Gambardella
Riproduzione riservata ©