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Il Rapporto 2010 di Amnesty: “Cambiamento storico”

Dalla Tunisia alla Libia: una nuova alba per i diritti umani

“Che la Comunità Internazionale faccia la sua parte”

Dalla Tunisia alla Libia: una nuova alba per i diritti umani
12/05/2011, 12:05

Partendo dalla Tunisia, passando dall’Egitto fino ad arrivare alla Libia e alla Siria: le ultime grandi rivolte popolari rappresentano un’opportunità senza precedenti nel campo dei diritti umani. È questa la parola di Amnesty International (AI), che nel suo rapporto annuale 2011 intravede un “cambiamento storico”, che però purtroppo rischia di tramutarsi in una “falsa alba”. L’organizzazione che da sempre lavora per i diritti umani guarda con interesse alla crescente richiesta di libertà e di giustizia in Medio Oriente e Nord Africa: nel farlo sottolinea soprattutto il ruolo giocato dai giovani, i primi scesi in piazza per rivendicare i propri diritti, ma mostra anche timore per le feroci azioni messe in atto dai governi di questi paesi. Proprio per fare in modo che tutte queste rivolte popolari non si trasformino solo in una “falsa alba” di un nuovo giorno che poi alla fine non arriverà mai, secondo Amnesty International è opportuno che la Comunità Internazionale faccia la sua parte e colga l’opportunità del cambiamento, per assicurare in questo modo “che il 2011 non diventi un nulla di fatto in materia di diritti umani”.
Il Rapporto 2010 di Amnesty International fotografa un mondo i cui i diritti umani vengono ancora sistematicamente calpestati: in 89 Paesi vengono segnalate restrizioni alla libertà di parola, in altri 48 vi sono casi di prigionieri di coscienza, in 98 si registrano torture e altri maltrattamenti, in 54 ci sono stati processi iniqui. Fra le tante realtà monitorate, Amnesty punta l’attenzione sui recenti avvenimenti in Tunisia ed Egitto, mettendo in luce, qui come altrove, la battaglia cruciale per il controllo dell’accesso all’informazione, dei mezzi di comunicazione e delle nuove tecnologie. A questo proposito, l'organizzazione ha invitato le aziende che forniscono accessi a Internet, servizi di telefonia mobile e piattaforme per i social network, a rispettare i diritti umani rifiutandosi di diventare complici di governi repressivi. “La gente sfida la paura. Persone coraggiose, guidate soprattutto dai giovani, scendono in strada e prendono la parola nonostante le pallottole, le percosse, i gas lacrimogeni e i carri armati. - afferma Christine Weise, presidente della sezione italiana di Amnesty International - Questo coraggio, insieme alle nuove tecnologie che aiutano le attiviste e gli attivisti ad aggirare e denunciare la soppressione della libertà di parola e la violenta repressione delle proteste pacifiche, sta dicendo ai governi repressivi che i loro giorni sono contati”.

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di Antonio Formisano
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