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Ad affermarlo un responsabile della magistratura

Dall'Iran: "Sakineh forse non verrà giustiziata"


Dall'Iran: 'Sakineh forse non verrà giustiziata'
02/01/2011, 17:01

TEHERAN - Le indiscrezioni con le ore diventano voci, poi arriva una sorta di conferma da chi si dichiara possibilista ad un eventuale dietrofront da parte della magistratura iraniana. Lei in queste ore è in visita ai suoi figli, e la speranza torna ad irradiare una questione diventata in pochi mesi un caso internazionale. La sentenza per Sakineh Mohammadi-Ashtiani, già sospesa nel luglio scorso, potrebbe essere nuovamente annullata. È un responsabile della magistratura iraniana a rivelarlo, dopo che ieri il figlio della donna, parlando alla stampa straniera, aveva ammesso la colpevolezza della madre nell’assassinio del marito ma aveva chiesto che la donna non fosse messa a morte. Anche Sakineh era stata fatta apparire davanti ai rappresentanti dei mezzi d’informazione stranieri, chiedendo di essere “lasciata in pace” e minacciando una querela contro due giornalisti tedeschi in carcere dal 10 ottobre scorso dopo essere stati arrestati mentre intervistavano suo figlio e il suo avvocato.
“Tutto è possibile”, ha detto oggi il capo dell’apparato giudiziario della provincia dell’Azerbaigian dell’Est, Malek Ajdar Sharifi, quando un giornalista dell’agenzia Fars gli ha chiesto se la sentenza di morte possa essere annullata. L’Azerbaigian dell’Est ha come capoluogo Tabriz, dove Sakineh è imprigionata, come i due giornalisti tedeschi. “Nei casi in cui un omicida confessi chiaramente il suo crimine e le prove confermino la confessione - ha detto Sharifi - è facile emettere un verdetto. Ma in questo caso, in cui l’accusata nega o giustifica le sue azioni e ci sono dei punti oscuri nelle prove, il procedimento può prolungarsi nel tempo”. Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, è stata condannata per adulterio, con sentenza appunto sospesa la scorsa estate. Ma è ancora in attesa di giudizio per l’accusa di complicità nell’uccisione del marito, un’imputazione che potrebbe costarle la condanna all’impiccagione. In un documentario mandato in onda il 10 dicembre scorso dalla televisione iraniana PressTv, la donna confessava di avere aiutato un uomo che presentava come il suo amante, Issa Taheri, ad uccidere suo marito. Ma affermava che l’esecutore materiale era stato lo stesso Taheri. Quest’ultimo, tuttavia, veniva mostrato libero nello stesso documentario, in cui non si spiegavano le ragioni per le quali non era stato condannato.
Ieri Sakineh, secondo quanto reso noto dalle autorità iraniane, ha potuto incontrare i figli in una casa sotto il controllo della magistratura, dove ha cenato con loro e ha incontrato la stampa straniera. Parlando ai giornalisti, ai quali non è stato consentito fare domande, la donna ha accusato i media occidentali di avere strumentalizzato politicamente, e così complicato, il suo caso. Per questo ha annunciato di volere sporgere una querela contro i due giornalisti tedeschi della Bild am Sonntag, in carcere da quasi tre mesi. Bild am Sonntag ha detto di considerare “sorprendente” questa iniziativa. Un centinaio di personalità tedesche, tra cui vari ministri, imprenditori e atleti del calibro del campione di Formula 1 Michael Schumacher, hanno firmato un appello pubblicato da Bild am Sonntag per chiedere la liberazione dei due giornalisti. Un portavoce del ministero degli Esteri di Berlino ha affermato che le dichiarazioni di Sakineh e il modo in cui sono state fatte “sollevano dei dubbi”. Mentre il filosofo francese Bernard-Henri Levy, una delle personalità più attive nel sostegno a Sakineh, ha denunciato quella che ha definito la “manipolazione” da parte delle autorità iraniane della donna.

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di Davide Gambardella
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