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DARFUR, DOPO TANTO ORRORE FINALMENTE UNA SPERANZA


DARFUR, DOPO TANTO ORRORE FINALMENTE UNA SPERANZA
09/07/2008, 14:07

Dal Darfur, martoriata regione occidentale del Sudan, tristemente nota per le atrocità commesse ai danni dei civili, giungono segnali di speranza.
A fine luglio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha autorizzato il dispiegamento di una delle missioni di pace più consistenti che la storia abbia mai conosciuto. Entro la fine dell'anno, infatti, alle esigue  forze dell'Unione Africana presenti sul territorio si aggiungeranno migliaia di soldati e poliziotti, rasentando la mole di ventiseimila unità di peacekeepers.
L'Unione Europea, invece, dispiegherà circa tremila o quattromila soldati nella parte orientale del Ciad, al confine con il Darfur, a partire da ottobre.
Dal 2003, quando cominciò la rivolta in Darfur, si stima siano morte circa 200mila persone, mentre gli sfollati e i rifugiati fuggiti in altre zone della regione o in paesi confinanti sono circa due milioni.
Una vera tragedia umanitaria, se si pensa che il Darfur è un'arida regione grande quanto la Francia, abitata da una Babele di popoli diversi per tradizioni, lingua e metodi di sostentamento, ma uniti dalla comune fede nell'Islam.  I Baggara, nomadi ed allevatori di camelli, si identificano come "arabi", mentre le tribù dei Fur, dei Zaghawa e dei Massaleit, coltivatori, sono di matrice "africana".
Nel 2003 le tensioni tra i diversi gruppi, accentuate dalla povertà e dalla scarsezza di risorse, dalla siccità e dalla sempre più devastante desertificazione, esplodono. Ma non hanno natura religiosa, a differenza che nel Sudan Meridionale. Scoppia la rivolta delle tribù africane, da sempre ostili al governo di Khartoum, accusato di ignorare i bisogni del Darfur e di investire esclusivamente in altre regioni.
I janjaweed, milizie arabe sostenute, pare, dal governo sudanese, iniziano un'autentica campagna di terrore: attaccano i villaggi africani compiendo razzie in ogni dove, stuprano le donne ed appiccano il fuoco distruggendo campi e abitazioni.
Migliaia di morti e milioni di sfollati, messi in fuga dall'esercito sudanese che inizia a bombardare dal cielo i villaggi sottostanti.
Si apre così un vortice di violenza inarrestabile che, a macchia d'olio, si insinua all'interno delle varie fazioni ribelli (almeno 13), già in contrasto con i gruppi arabi. E così, il conflitto, che in origine aveva interessato solo il Darfur, si è esteso al Ciad e alla Repubblica Centrafricana, rischiando di scatenare una guerra regionale.
Oggi la sopravvivenza degli oltre due milioni di sfollati nei giganteschi campi profughi dipende in maniera quasi totale dalle agenzie umanitarie. Le donne, costrette ad uscire dagli insediamenti per avventurarsi alla ricerca di legna da ardere, sono a rischio costante di violenza sessuale. I bambini hanno spesso assistito all’uccisione dei propri familiari e, lasciati soli, sono ancora più vulnerabili. Nei campi c’è bisogno di tutto, dalle tende alle coperte e dai kit di sopravvivenza ai medicinali. 
 

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di Serena Grassia
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