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L'Italia del tutto "assente" nella regione subsahariana

Darfur, si rischia una nuova strage umanitaria


Darfur, si rischia una nuova strage umanitaria
04/02/2009, 08:02

La comunità internazionale si adoperi in ogni modo per evitare "una nuova strage di innocenti in Darfur", la tormentata regione occidentale del Sudan. Lo hanno chiesto le organizzazioni non governative in audizione alla Camera nel quadro di un'indagine conoscitiva del Comitato per i diritti umani della commissione Esteri. "Dal 13 gennaio il Governo sudanese ha ripreso i bombardamenti aerei sia nel nord sia nel sud del Darfur per contrastare i ribelli del Jem", ha riferito Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur, "i raid si sono concentrati soprattutto su Muhajiriya".
Ufficialmente si è trattata di un'azione mirata contro i ribelli del Movimento di Giustizia e Uguaglianza, uno dei gruppi che si contrappone al regime di Khartum, ma sia rappresentanti dell'Onu sia operatori delle ong hanno denunciato che le vittime degli attacchi sono per lo più civili".
Il Sudan - ha continuato la rappresentante della rete di ong italiane attive in Darfur - "è in uno stato di forte tensione e quello che si prospetta è un mese pericoloso. Il caos imperversa nella regione: si registrano azioni del Jem, dell'Slam/Mm (Esercito di liberazione del Sudan il cui leader e' Minni Minawi) e le ritorsioni del Governo. Tutti contro tutti, una situazione complessa con conseguenze umanitarie incontrollabili". Negli ultimi due mesi, ha spiegato Napoli, "secondo un portavoce dei ribelli che controllano l'area, circa duecento persone avrebbero perso la vita a causa degli scontri. Gravi anche le conseguenze logistiche e umanitarie per la popolazione". Almeno 30.000 residenti a Muhajiriya, nel sud, sono a rischio di nuovi attacchi. "Purtroppo registriamo un crescente disinteresse degli Stati per il conflitto in Sudan e l'Italia è del tutto 'assente' nella regione", ha dichiarato Nino Sergi di Intersos, "bisogna agire sulle cause della guerra, ovvero la lotta per accaparrarsi le scarse risorse naturali. Per questo sarebbe auspicabile che la missione militare sia accompagnata da una civile che rimetta in piedi il tessuto economico dell'area".

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di Redazione
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