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“Mio figlio non era un terrorista”

Delnevo, parla la madre: ho provato a salvarlo


Delnevo, parla la madre: ho provato a salvarlo
20/06/2013, 19:38

 “Si è arruolato da solo, era un solitario. Chi parla di campi di addestramento dice sciocchezze. Se avesse fatto parte di una rete internazionale, all'arrivo in Turchia gli altri gruppi non lo avrebbero rifiutato".  A parlare di Giuliano Delnevo, l'italiano morto combattendo in Siria, è proprio la madre Eva Guerriero, intervistata dal quotidiano La Repubblica: "Ho capito che era in pericolo. Ho provato a salvarlo. Non era un terrorista". La donna ha raccontato dei vari e inutili tentativi di riportare il figlio in Italia perché la Siria costituiva un pericolo per lui, tanto da prendere un aereo e raggiungerlo: "Ho fatto lo stesso viaggio, per rintracciarlo per fermarlo e riportarlo a casa. E' andata così. All'improvviso ho capito che era in pericolo e che dovevo salvarlo".  "Provavo a passare - spiega - ma al confine mi rimandavano indietro. Invece quei ragazzi no, quelli li lasciavano entrare in Siria. Carne da macello, mandati a morire con vecchi kalashnikov in pugno".
La donna per ben tre mesi ha inseguito il figlio per convincerlo a far ritorno nel suo paese ma poi ricorda di aver scoperto che il figlio aveva chiesto di entrare a fare parte di alcuni gruppi di combattenti, ma che era stato rifiutato per poi essere accettato. "Mi ha detto che era quello il suo posto. Il suo dovere. Aiutare la gente che soffriva, che veniva sterminata".
"Per quello che mi ha raccontato, era l'unico italiano tra i ribelli. Chi parla di campi di addestramento dice sciocchezze: in Marocco viveva con la moglie, faceva il pastore. In Inghilterra ci è andato una volta, ha frequentato un centro sufi, mistico e pacifista. E poi terrorista, perché? Forse le Brigate Internazionali che in Spagna hanno combattuto Franco erano terroristi?".  Dopo tre mesi la madre di Giuliano è costretta a tornare in Italia per problemi con il passaporto. "Avrei dovuto fermarlo prima. Anche la polizia italiana, che da mesi gli teneva il telefono sotto controllo, doveva fermarlo", dichiara infine la mamma del giovane italiano.

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di Erika Noschese
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