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L'iniziativa è stata promossa dal comitato "Woman2drive"

Disobbedienza civile in Arabia Saudita: donne al volante

Fino ad ora non ci sono stati arresti

Disobbedienza civile in Arabia Saudita: donne al volante
18/06/2011, 08:06

RIAD (ARABIA SAUDITA) - A mezzanotte di ieri è cominciata la disobbedienza civile delle donne saudite che si sono messe al volante e stanno circolando in automobile per le strade del Regno, sfidando così la legge ultraconservatrice che impedisce loro di guidare. Nel paese, infatti, alle donne, che costituiscono circa il 52% della popolazione, non è concesso di mettersi alla guida di un'autovettura. Si tratta di un divieto di natura sociale, più che legale, contenuto in una "fatwa", ovvero un editto non vincolante, del 1990, emanato dopo che un primo gruppo di donne sfilò in un corteo di automobili per la capitale sfidando questa proibizione.
La protesta è stata promossa dal comitato "Women2drive", che ha trovato nel web un importante strumento di sostegno all'iniziativa. Su Facebook sono in oltre settemila le donne che hanno preso l'impegno di partecipare alla protesta, e molte di queste hanno già condiviso sui social network come Twitter i filmati che testimoniano la loro entusiasmante esperienza alla guida di un'automobile. La prima è stata Nassaf, che già pochi minuti dopo la mezzanotte si è messa al volante e, ripresa da un'amica, ha guidato fino ad un supermarket ed è ritornata senza problemi a casa, dove ha immeditamente postato su Youtube il video della "prima guidatrice di Riad del 17 giugno 2011". Episodi simili si sono ripetuti per tutta la notte, ma la protesta si è mantenuta molto pacata e fluida. Il comitato, infatti, ha provveduto anche a diffondere una sorta di "vademecum" attraverso cui alle disobbedienti guidatrici è stato vivamente consigliato di evitare assemblamenti, di utilizzare l'auto solo se indispensabile, evitando di strafare, di farsi accompagnare possibilmente da un parente maschio, di portare con se una foto del Re Abdullah e una bandiera saudita per mostrare di essere buone suddite, nel caso dovessero intervenite le forze dell'ordine.
La polizia, fino ad ora, ha fermato soltanto poche guidatrici e si è limitata a multarle; ma si può dire che, nella maggior parte dei casi, i poliziotti abbiamo preferito fingere che non stesse accadendo nulla, probabilmente per evitare di innescare proteste molto più dure.
Sebbene già siano nati blog e siti in cui si condanna la protesta, invitando anche a ricorrere alla violenza fisica per reprimerla, molte altre persone sostengono l'iniziativa. Tra questa anche molti uomini, di cui anche scrittori ad intellettuali.

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di Vanessa Ioannou
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