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DONNE IN CARRIERA: SEMPRE MENO TEMPO PER I FIGLI


DONNE IN CARRIERA: SEMPRE MENO TEMPO PER I FIGLI
16/12/2008, 18:12

La maternità spesso mal si concilia con il mondo del lavoro e, ancora meno, con la carriera professionale. Sarà forse per questo che si contano sulle dita di una mano le donne che occupano posti di rilievo a livello internazionale. Quelle poche che ce la fanno, volenti o no, sono costrette a enormi sacrifici e a dimostrare ogni giorno di essere brave, di essersi meritate quel posto, di vale quanto un uomo. In Italia poi, in base all'ultimo rapporto di Save The Children, il nostro Paese è primo su 146, per la tutela del benessere dei bambini, ma solo diciannovesimo per quello delle madri (tra i parametri: l'uso della contraccezione, la partecipazione alla vita politica e la capacità di avere un reddito), al livello di Botswana e Nepal.

Ma anche all'estero le donne, che in un certo senso ce l'hanno fatta a rompere il tetto di cristallo, non se la passano meglio. Tanto che Rachida Dati, ministro incinta della Giustizia del governo di Nicolas Sarkozy, ha annunciato che dopo il parto tornerà subito al lavoro. La Dati ha infatti intenzione di prendere, dopo il lieto evento, solo sette giorni di congedo. Nonostante sia un suo diritto, ma forse anche un desiderio più che legittimo, stare qualche mese a casa col suo piccolo.

Viene da chiedersi se le donne "normali" debbano essere orgogliose di queste donne in carriera o provare semplicemente sdegno nei confronti di queste superwomen che così fanno sentire in difetto tutte quelle madri che, gravidanza dopo gravidanza, finiscono con lo stare lontane dall'ufficio alcuni anni.

Quando il 14 aprile 2008 Carme Chacòn, donna e per di più incinta, fu eletta ministro della Difesa spagnolo tutte noi, in cuor nostro, abbiamo gioito per questa piccola rivoluzione. Alzi la mano chi non pensa che una donna "in quelle condizioni" sia inadatta a un ruolo simile. Quel suo pancione al settimo mese di gravidanza tra le truppe spagnole di stanza nella base di Herat, in Afghanistan, ha reso però un po' amara questa sua vittoria. Affrontando questo lungo viaggio con ginecologo e pediatra al seguito, per ogni evenienza, la Chacòn ha sicuramente dimostrato di essere una donna indipendente che rifiuta lo stereotipo della donna che essendo in dolce attesa non può fare sforzi. Anche se così ha rinunciato a salvaguardare il diritto alla sua salute e a quella del figlio che portava in grembo.

Viene allora da chiedersi se queste supergirl debbano spingersi così in là per non essere messere da parte, in quanto donne e madri. Non sarebbe forse meglio che le poche donne che arrivano a ricoprire incarichi di responsabilità si comportassero semplicemente come "donne normali"? Forse la vera parità tra uomini e donne si avrà solo quando una neomadre ministro potrà stare a casa un anno in congedo maternità e quando un ministro della Difesa, donna e in stato interessante, potrà tranquillamente evitare di percorrere 6000 km in un giorno.

Da libero.it

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di Redazione
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