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Mai nessun presidente aveva contato come lui su omici mirati

Droni segreti alla base del successo antiterrorismo di Obama

Dal 2009 ad oggi 240 raid con 1600 morti

Droni segreti alla base del successo antiterrorismo di Obama
28/12/2011, 18:12

WASHINGTON - Gli evidenti e clamorosi, se si vuole, successi dell’amministrazione Obama in fatto di antiterrorismo, basti pensare all'uccisione di Osama Bin Laden lo scorso maggio, si basano su una meno evidente, se non addirittura segreta, rete per l'intenso uso dei droni come macchine da guerra perfetta. Nei suoi tre anni di vita, l'amministrazione ha saputo stabilire una struttura operativa di droni per portare a termine operazioni mirate ad uccidere sospetti terroristi o sorvegliare altri avversari. La struttura comprende decine di basi segrete, comprese due veri e propri hub sull'East Coast, un'altra per le simulazioni di voto nel sud est e basi clandestine in almeno sei paesi in due diversi continenti. Tra le quali quella alle Seychelles, dove proprio nei giorni scorsi è precipitato un drone Usa. Nessun presidente in passato ha basato il suo programma di sicurezza nazionale in modo così ampio sugli assassinii segreti. In questo modo - sottolineano gli esperti - si è operata anche una rivoluzione delle strategie di anti-terrorismo e degli apparati, con le divisioni da tempo nette tra Cia e Forze Armate che sono andate scomparendo. Perchè, spiegano, le diverse azioni si preparano di volta in volta, utilizzando tutte le forze in campo, sia che siano droni dei militari che quello a disposizione dell'intelligence, per il raggiungimento dell'obiettivo, quasi sempre letale, della Casa Bianca. Così la guerra dei droni è passata da un unico paese di azione, il Pakistan, con 44 raid in cinque anni, per un totale di 400 morti, ad una stima di 240 raid con un numero di vittime almeno quattro volte superiore. I risultati sono innegabili e sotto gli occhi di tutti: ad un anno dalla fine del primo mandato di Obama, Bin Laden è morto, il nocciolo duro della rete di al Qaeda sconfitto e i membri dei loro affiliati regionali sono costretti a controllare costantemente il cielo, nel timore di vedere apparire uno dei temibili aerei senza pilota. Risultati, va sottolineato, ottenuti con una precisione senza precedenti e senza mettere a rischio la vita di militari americani. Forse è per questo che, a differenza dei controversi programmi di George Bush sulle detenzioni e i metodo di interrogatorio, questo uso estensivo dei droni non ha mai provocato grandi critiche, nonostante alcuni gruppi di difesa dei diritti umani hanno espresso le loro riserve su questo tipo di azioni. Un'assenza di dibattito dovuta anche alla massima segretezza del programma, con la Casa Bianca che si rifiuta di fornire dettagli sui programmi o sulle operazioni di omicidi mirati.  La strategia dei droni, e soprattutto la sua totale segretezza, può apparire come una pericolosa contraddizione per un presidente come Obama che fece delle critiche agli accessi della lotta al terrorismo del suo predecessore uno dei cardini della sua campagna elettorale. È stato anche lo sviluppo della tecnologia, e di espansione degli arsenali, a provocare questo netto aumento di utilizzo dei droni, dal momento che quelli a disposizione di Obama sono ovviamente molto più sosfisticati e duttili di quelli che hanno avuto Bush ed ancora prima Bill Clinton. Ora, secondo le stime dell'ufficio budget del Congresso, gli Usa possono contare su una flotta di 775 Predators, Reapers ed altri tipi di aerei senza pilota, con altre centinaia in costruzione. Di questa flotta, una trentina sono stati messi a disposizione della Cia. La Centrale Intelligence Agency può però contare anche su un'altra flotta di droni stealth, invisibili non solo al nemico ma anche ad ogni tentativo di contabilizzazione esterna, dal momento che sono stati realizzati ed acquistati tramite un programma di Langley approvato dopo l'11 settembre. A questa flotta apparteneva il drone RQ-170 che è precipitato nelle scorse settimane in Iran, le cui immagini sono state diffuse dalla televisione iraniana. Dal punto di vista politico, molti sottolineano come l'amministrazione Obama non avesse molte alternative all'utilizzo dei droni dopo la chiusura delle prigioni segrete e lo stop delle nuove detenzioni a Guantanamo. E la politica ha avuto da subito il sostegno degli esponenti chiave della squadra di sicurezza nazionale di Obama. L'unico che sollevò dei dubbi fu Dennis Blair allora direttore della National Intelligence che lo scorso anno, forse perchè sempre più isolato, ha perso l'incarico. Ora Blair ha pubblicamente espresso le sue critiche ad un sistema che danneggia le relazioni con un paese come il Pakistan, uccidendo principalmente militanti di medio livello. Ma, soprattutto, Blair ha descritto un presidente «stranamente passivo in questo scenario», che preferisce deferire ai suoi collaboratori la gestione della politica dei droni. Una descrizione che fonti della Casa Bianca contestano, sottolineando che l'obiettivo di tutte le operazione di anti-terrorismo è quello di «attuare le direttive date dal presidente, non credo che avremmo potuto avere un presidente più coinvolto».  

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di Valerio Esca
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