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Il legale: "Era un prigioniero costretto ad ubbidire"

E' cominciato il processo al "boia di Sobibor"


E' cominciato il processo al 'boia di Sobibor'
01/12/2009, 11:12

MONACO DI BAVIERA - E' cominciato il processo al Tribunale di Monaco di Baviera, in Germania, per John Demjanjuk, soprannominato "il boia di Sobibor". E' stata una prima udienza che è andata avanti a piccoli tratti, a causa delle precarie condizioni di salute dell'imputato 89enne, ammalato di leucemia - o secondo altri di un tumore ai reni - e con gli acciacchi tipici dell'età avanzata.
Nel processo si confrontano due tesi: quella sostenuta dall'Accusa e dall'odio cieco dei sopravvissuti o dei parenti di chi morì in quel campo, che vogliono l'imputato condannato; e quella dell'imputato e del suo legale, che fanno presente come Demjanjuk - soldato dell'Armata Rossa catturato nel 1942 dai tedeschi e mandato a lavorare nei campi di concentramento - abbia agito in una certa maniera solo per non essere ucciso.
In realtà le prove dell'accusa sono minime: solo un tesserino di servizio del lager di Sobibor, intestato a Demjanjuk, la cui autenticità però è contestata dlla difesa. Per il resto, ci sono le testimonianze dei sopravvissuti, che però dopo 65 anni è difficile che siano precise e circostanziate. La difesa invece punta alla situazione dell'imputato all'epoca di prigioniero di guerra, e quindi di persona costretta ad ubbidire. Ci sono stati diversi processi in cui ufficiali nazisti che operavano nei lager sono stati assolti; come può essere - ha sottolineato il legale di Demjanjuk - che vengano assolti coloro che davano gli ordini e condannati chi quegli ordini eseguiva?
Nel frattempo le perizie mediche hanno confermato che le consizioni fisiche dell'imputato non gli consentono di restare in aula oltre le tre ore, possibilmente divise in due tronconi da 90 minuti con una lunga pausa intermedia. E questo prolungherà di molto la durata del processo.

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di Antonio Rispoli
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