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Non si fermano le tensioni contro il presidente Morsi

Egitto, attacco al quartier generale dei Fratelli Musulmani

1 morto e 60 feriti a Damanhour, nel Delta del Nilo

Egitto, attacco al quartier generale dei Fratelli Musulmani
25/11/2012, 22:10

Attacco in serata al quartier generale dei Fratelli Musulmani nella citta' di Damanhour, nel Delta del Nilo. Il bilancio è di un morto e sessanta feriti. A riferirlo è la stessa Fratellanza sul suo sito web. L'Egitto e' scosso in questi giorni da proteste contro il presidente Mohammed Morsi, espressione dei Fratelli musulmani. Dopo due giorni di tensioni e sotto la spinta della piazza, il presidente egiziano Mohamed Morsi 'apre' alle opposizioni e ai giudici per tentare di ricucire la crisi aperta col suo decreto che rende le sue decisioni inappellabili e spunta le armi della magistratura. Per domani ha convocato il Consiglio della magistratura che aveva bollato il suo decreto come un ''attacco senza precedenti''. Ma il clima rischia di peggiorare ulteriormente: stasera, un ragazzo di 15 anni Š morto e sessanta persone sono rimaste ferite in un assalto alla sede dei Fratelli Musulmani a Damanhour, nel delta del Nilo. Secondo fonti della sicurezza, il ragazzo Š stato ucciso con una bastonata alla testa, mentre 25 persone sono rimaste ferite dal colpi d'arma da fuoco. Negli scontri tra sostenitori ed oppositori di Morsi non Š stata coinvolta la polizia. Il giovane, che secondo i Fratelli si chiamava Islam Fathi Mohamed Š il primo morto da quando sono cominciate le proteste contro quella che viene definita la 'svolta autoritaria' del presidente. Con un comunicato emesso in giornata, la presidenza ha fatto sapere di puntare al dialogo nazionale con tutte le forze politiche per superare questa fase ed arrivare ''ad una intesa nazionale sulla costituzione'', sottolineando la natura ''temporanea'' delle misure adottate con il provvedimento. Ma la piazza Tahrir non si e' svuotata. Qualche centinaia di manifestanti ha proseguito il sit in cominciato sabato per chiedere la revoca del decreto, mentre per tutta la giornata sono continuati i tafferugli fra manifestanti, fra di loro molti ragazzini, e le forze dell'ordine. L'aria attorno alla piazza, in serata, era ancora irrespirabile per i lacrimogeni e si continuano a sentire le sirene delle ambulanze. All'alba era stato eretto un muro che divide in due una delle principali arterie del centro Cairo, nei pressi di Tahrir, per impedire ai manifestanti di avvicinarsi al Parlamento e alla sede del Consiglio dei ministri. Ad unirsi alla protesta dei giudici oggi anche i giornalisti che, in una assemblea straordinaria, hanno detto che non si faranno ''imbavagliare''. Il comunicato della presidenza e' arrivato dopo una mediazione col consiglio della magistratura del ministro dello Giustizia Ahmed Mekki, che, riferiscono alcuni media egiziani, avevano ventilato perplessita' sulla dichiarazione costituzionale. Nella nota la presidenza assicura che non intende impossessarsi del potere o di volere accentrare tutti i poteri su di se', ma di volere evitare qualsiasi tentativo di impedire il lavoro del Parlamento eletto democraticamente e di mantenere la neutralita' della magistratura. Obiettivo, afferma la nota, e' ''punire i corrotti dell'ancien regime, che hanno commesso crimini nella fase transitoria''. L'apertura della presidenza ha incassato una prima risposta positiva da parte del supremo organo dei magistrati che ha fatto appello ai giudici a non scioperare, come hanno fatto oggi nei tribunali ad Alessandria. Il consiglio della magistratura pero' ha anche posto dei paletti a Morsi, affermando che l'inappellabilita' delle sue decisioni deve applicarsi solo alle questioni riguardanti la sovranita' del paese. Il tentativo della presidenza sembra quello di scongiurare le mega manifestazioni contrapposte convocate per martedi' dai Fratelli Musulmani da una parte, e da tutte le opposizioni liberali e laiche dall'altra. Morsi, forse a sorpresa, ha incassato il sostegno della star della piu' famosa squadra di calcio egiziana, el Ahly, i cui ultras invocano da tempo che giustizia sia fatta per il massacro a Port Said a febbraio. ''E' arrivato il momento di prendere decisioni rivoluzionarie ed escludere gli uomini forti dell'ancien regime'', ha detto Mohamed Abu Treika, citato dal quotidiano al Dostour.

 

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di Fabio Iacolare
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