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Hilary Clinton:"Un nuovo governo che resti nostro partner"

Egitto: Mubarak non molla e Obama recita il mantra

Il presidente Usa:"Si favorisca transizione ordinata"

Egitto: Mubarak non molla e Obama recita il mantra
07/02/2011, 21:02

CAIRO - Hosni Mubarak che tenta in tutti i modi di rimanere ben ancorato alla sua poltrona almeno fino a settembre, la popolazione altrettanto radicata alle piazze ed alla contestazione perpetua e gli Usa che ribadiscono, come una vero e proprio mantra diplomatico, la necessità di una celere ma "ordinata transizione" tra vecchio e nuovo.
Intanto, dall'inizio della protesta, l'esecutivo guidato dal Rais si è riunito per la prima volta in plenaria e tutto lascia pensare che non vi saranno particolari rivoluzioni nella squadra di governo.
Intervistato da Fox News, Barack Obama, ha chiarito ulteriormente la posizione e gli auspici degli Usa: in primis, il presidente, tenendo presente la corrente anti-americana che è molto attiva nel partito d'opposizione dei Fratelli musulmani, ha precisato che questi ultimi non rappresentano nè la maggioranza della popolazione egiziana nè, tanto meno, l'unica alternativa possibile a Mubarak:"Quello che voglio è un governo rappresentativo in Egitto e ho fiducia che se si verifica un processo di transizione ordinato, allora avremo un governo con il quale poter lavorare come partner"; ha dichiarato l'inquilino della Casa Bianca.
Obama ha poi asserito che l'unico a dover decidere del destino del Rais è il Rais stesso ma che, in ogni caso,  "l’Egitto non tornerà indietro. Il popolo egiziano vuole la libertà, elezioni libere, un governo rappresentativo, un governo responsabile. Per questo quello che diciamo è che bisogna iniziare la transizione ora".

IL PENSIERO DELLA CLINTON
Ancora più "diplomatica" si è dimostrata Hilary Clinton che, parlando con la stampa, ha precisato che a suo avviso un abbandono immediato di Mubarak potrebbe creare più problemi di quanto l'opposizione possa immaginare. Tuttavia, precisa il sottosegreatrio statunitense, "sono gli egiziani che devono valutare la realtà di quello che devono fare". In ogni caso, molti dei leader dell'opposizione concordano su un dato: stando a quanto stabilisce l'attuale costituzione del paese africano, ci sarebbero solo 60 giorni disponibili per organizzare partiti ed elezioni in caso di dimissioni del Rais. Un tempo troppo stretto che rischierebbe di generare danni e caos e di favorire un'ulteriore involuzione socio-economica e politica di uno stato che è già provato da settimane di spossanti manifestazioni e duri scontri.

L'AMERICA COME GUIDA
Non a caso ed essendo consapevole del fatto che l'Egitto è un alleato strategico che conta 80 milioni di abitanti, Clinton ha precisato:"Non vogliamo arrivare a settembre e veder fallire le elezioni ed avere poi la gente che dice: per cosa abbiamo fatto tutto questo? Vogliamo aiutare a preparare delle credibili, legittime elezioni che vengano vinte da persone che la gente potrà ritenere, a prescindere che le abbiano votate no, rappresentanti dell’Egitto".
Una vera e propria guida, insomma, che l'America dichiara di voler fornire allo stato africano per evitare che il processo di "rivoluzione democratica" sia portato avanti nel migliore dei modi. Naturalmente, anche in questo caso, non vi sono in gioco interessi umanitari o reali preoccupazioni per l'impianto democratico del paese: ciò che interessa all'imperialismo statunitense e non perdere i contatti con un "alleato" nel nord africa ed il preservare ben noti ed intuibili interessi economici.

CONTINUANO I SIT-IN
In piazza Tahrir, nel pieno centro del Cairo, continua il sit-in di protesta contro Mubarak che, stando a quanto assicurano gli organizzatori, non cesserà fin quando il leader non si sarà dimesso. Come ricorda anche La Stampa, inoltre, un'altra grande manifestazione per le strade e nelle piazze delle principali città è prevista per domani e venerdì.
A due settimane dall'inizio della protesta, la centralissima Tahrir, nonostante i numerosi tentativi di sgombero di polizia ed esercito, è diventata il quartier generale-tendopoli dei gruppi di contestatori.

IL FALLIMENTO DI SULEIMAN
Intanto, il tentativo di dialogo con le forze dell'opposizione del vice-presidente Omar Suleiman, sembra definitivamente fallito. Secondo quanto riferisce il sito del quotidiano al-Masry al-Youm, infatti, persino i nasseriani, che fanno parte della corrente liberale (e più moderata), hanno abbandonato la riunione con Suleiman.
Ragione di rottura, secondo  ciò che riferisce lo stesso partito d'opposizione, è la totale indisponibilità del vice presidente di discutere riguardo il ritiro immediato di Mubarak. Per lo stesso motivo, nella gioranta di ieri, i Fratelli Musulmani avevano fatto sapere di non essere interessati a nessun tipo di dialogo con la maggioranza.

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di Germano Milite
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