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Berlusconi: "Mubarak è un uomo saggio"

Egitto: oltre 3 milioni di persone in piazza contro Mubarak

I cristiani proteggono i musulmani durante la loro preghiera

Egitto: oltre 3 milioni di persone in piazza contro Mubarak
04/02/2011, 14:02

IL CAIRO (EGITTO) - Probabilmente è una delle manifestazioni più imponenti che si siano viste in Egitto, quella che si è organizzata oggi in Egitto, in quello che viene chiamato "il venerdì della partenza". Ovviamente la partenza è quella del Presidente Mubarak, che viene chiesta a gran voce. La riunione era fissata per dopo la preghiera del mezzogiorno, ma piazza Tahrir, ormai diventato uno dei simboli della "rivolta del Loto" (così è stata battezzata dal quotidiano Ahram, uno dei più letti del Paese) ha cominciato a riempirsi sin dalle 9 di questa mattina. E quando si è fatto mezzogiorno, per i musulmani è stata l'ora della preghiera. E allora si è assistito ad uno spettacolo inconsueto: i musulmani al centro, inginocchiati a pregare; intorno un cordone di cristiani copti che li proteggevano da eventuali provocazioni dall'esterno. Eppure sono proprio questi ultimi che manifestano con molti timori: non vogliono Mubarak, ma non vogliono neanche che i Fratelli Musulmani prendano il potere, perchè questo potrebbe essere deleterio per loro.
Ma intanto a quell'ora la piazza era pienissima. Secondo gli organizzatori due milioni di persone sono al Cairo ed un altro milione è ad Alessandria. E ci sono manifestazioni in tutte le principali città.
Manifestazioni non sempre pacifiche. Il bersaglio principale sono stati i giornalisti: l'ufficio di Al Jazeera al Cairo è stato devastato da sconosciuti; molti giornalisti sono stati arrestati e poi liberati, tra cui Serge Dumont, del quotidiano belga Le Soir, Michele Giorgio del Manifesto, Giovanni Porzio, di Panorama, ma anche tre giornalisti francesi di Tvf1 e un cronista di Le Figaro; mentre l'esercito ha comunicato di aver messo al sicuro altri 18 giornalisti. CI sono stati anche episodi di saccheggio, il più turpe dei quali è stato commesso nella sede di SOS Villaggio Bambini, una struttura che accoglie bambini orfani.
Intanto si moltiplicano le dichiarazioni anche dall'Italia. E se la Farnesina si limita ad invitare le parti ad una transizione pacifica, le pariole del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sono molto meno concilianti: "Mi auguro che si possa avere continuità di governo nella transizione, Mubarak ha già annunciato che né lui né i suoi figli si presenteranno alle elezioni. Confido e credo che tutti gli occidentali pensino la stessa cosa che ci possa essere in Egitto una transizione ad un sistema più democratico senza rotture con un presidente come Mubarak che da tutto l'occidente, Stati Uniti in testa, è stato sempre considerato l'uomo più saggio ed un punto di riferimento preciso per tutto il Medio oriente". Aggiungendo poi che, in un Paese di 80 milioni di persone, quelli che protestano sono una piccolissima parte.
Ma Mubarak non intende lasciare. Già stamattina aveva dichiarato che non avrebbe lasciato il Paese, che altrimenti sarebbe finito nel caos. Sul punto è intervenuto anche il suo vice, Omar Suleiman, che ha confermato che l'Egitto non è come l'Algeria e il Presidente non lascerà il suo Paese come ha fatto Ben Alì. E questo è un brutto segnale.

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di Antonio Rispoli
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