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Elezioni in Germania: vince la Merkel


Elezioni in Germania: vince la Merkel
28/09/2009, 12:09

I tedeschi che si sono recati alle urne hanno scelto: ancora una volta al governo ci sarà la Merkel con il suo partito conservatore. Grazie al 33,8% ottenuto, infatti, il Cdu raggiunge la maggioranza e, seppur con il peggior risultato elettorale dal 49 ad oggi, riesce quindi a formare una coalizione con i liberali (che invece raggiungono un risultato record; raccogliendo il 14,6%).
Anche la Germania, dunque, svolta a destra; rispettando la nuova scia di centro-destra che sta investendo l'Europa. Brutto colpo per i Socialdemocratici che, con il 23% di preferenze ottenute, scivolano giù di 11,2 punti rispetto a quattro anni fa; quando invece erano riusciti a governare con la Merkel grazie ad un consistente 34,2%.
E mentre la sinistra pare non andare più di moda ed aver perso la spinta propulsiva del dopoguerra, il Fdp (partito liberale) ritorna alla ribalta e si prende una decisa rivincita nei confronti delle grandi coalizioni di”rossi-verdi”.
Con il risultato mai ottenuto prima del 14,6%, infatti, i liberali-cristiano-democratici tornano ad avere una voce importante all'interno dell'esecutivo e si preparano già ad agire su Economia di mercato, riforme sociali e diritti civili.
Riguardo le tasse, la nuova coalizione, ha già preannunciato di voler abbassare la pressione fiscale arrivando ad un compromesso tra le parti. Le aliquote verranno così ridotte al 35%, 25% e 10% (rispetto al 42%, 24% e 14%). Tuttavia, realisticamente parlando e data la situazione non proprio felice del bilancio statale, non saranno possibili troppi tagli.
Riguardo le questioni ambientali, sia Cdu che Fdp appoggiano in pieno il protocollo di Kyoto e gli obiettivi europei per la riduzione del Co2 ma affermano di non voler colpire, per ottemperare a tale impegno, l’industria tedesca; in particolar modo quella sempre forte e fondamentale per l’economia germanica rappresentata dal settore automobilistico. Riguardo il nucleare, la nuova coalizione fa qualche passo indietro rispetto al governo precedente e dichiara di voler prolungare la durata delle 17 centrali nucleari presenti sul territorio nazionale (il governo di sinistra aveva fissato la chiusura entro il 2020).
La scelta viene motivata agganciandosi all’attuale scarsa autonomia ed efficienza delle altri fonti d’energia rinnovabile. Riguardo la politica estera, in ultimo, i due partiti si dimostrano tendenzialmente contrari all’entrata della Turchia nella Unione Europea. Un po’ più aperta all’ipotesi dall’allargamento della Comunità pare proprio la Merkel ma, i cristiani democratici suoi alleati, sembrano intenzionati a rimarcare un netto no.
Chiara anche la posizione riguardo la guerra in Afghanistan: No deciso all’aumento di truppe sul territorio, si al mantenimento di quelle già presenti ma con una precisa “exit strategy” da discutere al più presto nella prossima conferenza internazionale. A conti fatti, dunque, tra Italia, Francia e Germania, escludendo la Spagna, l’Europa dei più forti pare “destreggiarsi” verso nuove forme di governo. La sinistra del vecchio continente ha forse “campato di rendita” per troppi anni e, adesso, si ritrova a dover affrontare un elettorato sempre più deluso e corteggiato dal conservatorismo che, mai come oggi, pare la risposta nervosa di un mondo che si è aperto alla globalizzazione (culturale prima che economica) in maniera forse troppo ingenua ed ipocrita.
 

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di Germano Milite
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