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Ma è questa la domanda giusta?

Elezioni in Grecia, la domanda è: "Volete l'euro o la dracma?"


Elezioni in Grecia, la domanda è: 'Volete l'euro o la dracma?'
16/06/2012, 18:06

ATENE (GRECIA) - Domenica ci saranno le elezioni in Grecia, dopo il pareggio - quanto meno di fatto - ottenuto alle precedenti elezioni di aprile. E i sondaggi dicono che ben difficilmente ci sarà un unico vincitore anche questa volta. Tuttavia i partiti ci provano. E, come nelle scorse elezioni, sarà un testa a testa tra il partito di centrdestra (Nuova democrazia) e quello di sinistra (Syritza), con i fascisti di Alba Dorata a fare da terzo incomodo. L'argomento principale, nei comizi elettorali, è stato l'economia, e non poteva essere altrimenti, data la situazione del Paese. Con la sinistra che porta avanti un forte sentimento "anti-euro", mentre Nuova democrazia è pro-euro. Anche Alba Dorata sta chiedendo l'abbandono dell'euro e il ritorno alla dracma come moneta nazionale.
Chiaramente, non intendo avventurarmi in pronostici, ma fare una valutazione sulla situazione: per la Grecia meglio restare nell'euro o uscirne fuori, magari solo temporaneamente? Anche per la Grecia, come per l'Italia vale lo stesso discorso: uscire dall'euro significa dare il colpo di grazia ad una nazione agonizzante. Ma restare nell'euro alle attuali condizioni, significa agonizzare fino a che non giungerà la fine.
E allora cosa fare? Il segreto sta nelle parole che ho detto prima: "alle attuali condizioni". La Grecia deve fare una cosa molto semplice: creare un governo solidissimo, che duri 5 anni a qualunque costo. Poi andare a BRuxelles e dire: "Signori miei, noi dobbiamo rientrare entro i limiti di deficit, debito, ecc.? Benissimo. Lo faremo, secondo questo piano che vi presentiamo adesso. Però voi non ci dovete rompere le scatole sui dettagli delle misure da adottare. Quelle le decidiamo noi. In cambio voi vi limitate a darci una mano per impedire che i tassi salgano troppo (magari con gli eurobond o un loro equivalente)". Dopo di che applicare un programma che preveda ai primi posti la lotta all'evasione fiscale, alla corruzione e agli sprechi della politica. Ed usare una parte di quei soldi per aumentare i salari non solo ai valori pre-crisi (un operaio prendeva 800 euro al mese) ma anche oltre. E' l'unica strada - per quanto stretta e impervia - che rimane al Paese, dopo la situazione che si è creata negli ultimi anni.
Il punto è che quella è l'unica strada che rimane anche all'Italia. Certo, noi abbiamo ancora margine. Probabilmente fino a novembre potremo reggere; se ci va bene e se la finzione attualmente in corso riesce a convincere le banche estere, potremo reggere finchè non verrà presentata la trimestrale di cassa a marzo 2013. Ma sicuramente non oltre

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di Antonio Rispoli
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