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Piccole stranezze sull'attacco appena avvenuto

Esplosione in Libano contro i caschi blu: un attentato mai visto


Esplosione in Libano contro i caschi blu: un attentato mai visto
28/05/2011, 09:05

E' notizia di ieri l'attacco ai caschi blu italiani. Sei soldati feriti, ma nessun morto, a causa di un ordigno fatto esplodere con un telecomando e piazzato sulla strada; l'esplosione ha investito un convoglio Unifil.
Ora, sarà che io sono complottista, come dice qualcuno; sarà che mi faccio i film, come dice qualche altro; ma io non mi ci trovo proprio. Vediamo perchè. Il tipo di attentato in sè non è una novità: in Afghanistan è stato usato spesso. SI piazza una bomba sotto il piano stradale o sul fianco della strada (in questo caso l'esplosivo viene sistemato in modo che l'esplosione colpisca verso la strada) e la si collega ad un telecomando oppure ad una pistra metallica posta sulla strada. Quando passa il mezzo scelto (se c'è il detonatore) oppure un mezzo abbastanza pesante da chiudere il contatto (nel caso della piastra metallica) la bomba esplode. Tuttavia in questo caso ci sono alcune stranezze. la prima riguarda il momento dell'esplosione. SI trattava di una bomba fatta esplodere con un detonatore. E quando esplode? Quando passa l'ultimo mezzo della colonna. Chiunque applica questo tipo di guerriglia, sa benissimo che invece deve far esplodere la bomba quando passa il primo mezzo. E questo per due motivi: innanzitutto perchè i detonatori di queste bombe sono spesso artigianali e quindi può capitare che si debba amndare l'impulso più volte prima di farlo esplodere. Se si aspetta troppo, si rischia di non far scattare la bomba, e di perdere una occasione, che non si sa quanto capiterà. Il secondo motivo risiede nel fatto che, facendo esplodere la bomba in testa al convoglio si può beccare anche più di un mezzo. Inoltre quelli che seguono spesso devono fermarsi (per lo meno per raccogliere morti e feriti, ma anche perchè la strada puà essere ingombrata di mezzi) e questa può essere occasione di scatenare una offensiva con truppe di terra.
A questa stranezza, se ne aggiunge una: perchè attaccare i caschi blu? Gli Hezbollah sanno benissimo che i soldati stanno lì per impedire ai soldati israeliani di invadere il sud del Libano. Non dimentichiamo che la missione Unifil nasce nel 2006, quando Israele lancia l'offensiva con un obiettivo per nulla nascosto: prendersi il territorio libanese per una profondità di circa 30 Km., lungo tutto il confine meridionale libanese, in modo da stabilire la nuova frontiera sul fiume Awwaii. Lo scopo naturalmente era creare nuovi insediamenti di coloni in territori fertili. Fu l'allora Presidente del Consiglio italiano Romano Prodi che convinse, con una accurata opera diplomatica, gli altri Paesi europei ad appoggiare l'iniziativa all'Onu. Ed è chiaro che il governo di Tel Aviv corre seri rischi a lanciare l'attacco con tanti soldati europei in zona. Ormai, solo Europa e Stati Uniti stanno difendendo la politica aggressiva e violenta di Israele in quella zona. Se si giocano anche l'alleanza con gli europei, rimarrebbero solo gli Usa. Quindi, sapendo questo, perchè abvrebbero dovuto attaccarli? Infatti subito dopo l'esplosione, gli Hezbollah hanno duramente condannato l'attentato.
Ma se non sono stati gli Hezbollah, chi può essere stato? Il governmo libanese? E' una ridicolaggine, dato che è lì solo pro forma. E allora chi rimane? L'indizio per capire l'ha dato il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, dato che i membri del nostro governo non si sanno tenere un cece in bocca, come si suol dire. Nelle sue dichiarazioni dopo l'attentato, Frattini ha detto che bisogna ridurre la nostra presenza in Libano. Come mai bisogna ridurla? Finora, ogni qual volta c'era stato un attentato in Afghanistan, le dichiarazioni di tutti i ministri del governo Berlusconi sono state sulla falsariga del "non possiamo andarcene, tradiremmo il motivo per cui i soldati sono stati uccisi/feriti". Lo stesso, fino al 2006, per i nostri soldati in Iraq. Adesso come mai cambiano le cose? Non è che c'è un rapporto con il viaggio appena terminato del premier israeliano negli Usa, in cui, al di là dell'invito pubblico di Obama a che Israele torni sui confini del 1967 (compensato dall'assicurazione che non permetteranno mai la creazione di uno Stato palestinese libero ed indipendente), Netanyahu ha detto che non intende fare alcuna concessione ai palestinesi ma anzi espandere i confini israeliani? Non è che questo sia stato solo qualcosa di organizzato per dare la scusa al nostro governo di ritirare unilateralmente il supporto alla missione Unifil (il contingente italiano è il più numeroso insieme a quello francese), in modo da consentire un nuovo attacco dell'esercito israeliano al Libano? Non c'è modo di saperlo. Possiamo solo aspettare. E sperare che non ci siano altre stragi di civili libanesi da parte dell'esercito israeliano, come nel 2006.

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di Antonio Rispoli
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