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Crepa nel partito di opposizione

Fiscal cliff: accordo bipartisan spacca i Repubblicani

Trump: "Repubblicani peggiori negoziatori della storia"

Fiscal cliff: accordo bipartisan spacca i Repubblicani
02/01/2013, 19:13

WASHINGTON – Evitare il precipizio fiscale all'economia americana costa molto caro alla destra, sempre più divisa tra l'ala pragmatica, pronta al compromesso e quella dura e pura, intransigente, vicina al Tea Party. E specularmente il voto bipartisan della Camera, segna l'ennesimo successo di Barack Obama e della leadership del partito democratico, capace di limitare al minimo i mal di pancia dell'ala più progressista. I numeri del voto della House of Representitaves sul fiscal cliff parlano chiaro: i sì all’accordo hanno superato ampiamente la soglia minima di 217 voti, raggiungendo quota 257. Un voto che però ha assunto un valore molto diverso se si esaminano i movimenti interni ai due partiti. A favore del testo si sono espressi quasi tutti i democratici, ben 172 sì e appena 16 no. Pochi i contrari, se si pensa che il “caucus”, il sottogruppo dei “liberals”, conta ben 70 parlamentari. E tanti di loro erano scontenti dal compromesso: avrebbero preferito tenere duro sull'innalzamento delle tasse a chi ha più di 250mila dollari, mentre nel testo finale questa soglia sale a 400mila dollari. Ma il lavoro di Joe Biden ha fatto rientrare le proteste. Tutt’altro il clima interno al partito repubblicano dove regna ormai il caos. Al momento del voto, dopo settimane di trattative senza sosta, di muro contro muro, il Grand Old Party s’è praticamente sbriciolato: contro l'accordo raggiunto dallo Speaker John Boehner, il capo della destra nei negoziati con Obama, si sono espressi 151 parlamentari. A favore, seguendo quindi la linea del partito, appena 85. Un responso che mette in crisi prima di tutto la leadership di Boehner stesso, che tra poche settimane rischia di non essere più rieletto Speaker. Tanto che la rete e i blogger conservatori già lo prendono in giro definendolo il leader di “Kadima”, il partito centrista scisso dalla destra israeliana. Ma questo voto provoca gravi dissapori anche tra i big del partito: basti pensare che l'ex candidato vicepresidente alla Casa Bianca Paul Ryan ha votato a favore dell'accordo, mentre Marco Rubio, “l'Obama Latino”, il giovane senatore della Florida di origini cubane, ha votato contro. Una spaccatura che si riflette anche tra le grandi organizzazioni ultraconservatrici che hanno finanziato la campagna fallimentare di Mitt Romney: Heritage Foundation, Freedom Works e American for Prosperity, il gruppo finanziato dai miliardari fratelli Koch, hanno subito tuonato il loro disappunto per il risultato dell'accordo. Infine, Donald Trump su Twitter ha espresso così la sua irritazione: “Sono un repubblicano, ma credo che i repubblicani siano i peggiori negoziatori della storia...”.

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di Valerio Esca
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