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Arcivescovo di Parigi non prenderà parte al corteo

Francia: ebrei, mussulmani e cattolici contro il matrimonio gay


Francia: ebrei, mussulmani e cattolici contro il matrimonio gay
10/01/2013, 18:24

CITTA’ DEL VATICANO -  Ebrei, mussulmani e ebrei sono pronti a scendere in piazza, domenica prossima, a Parigi, per protestare contro la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Contemporaneamente, a Roma davanti all'ambasciata francese in piazza Farnese, si terrà una manifestazione analoga, organizzata da un gruppo di genitori francesi alla quale hanno aderito diverse associazioni, tra cui Famiglia Domani, per solidarizzare con i cattolici d'oltralpe impegnati su diversi fronti a contrastare la normativa.
Una manifestazione dal carattere popolare, e soprattutto “apolitico e aconfessionale”, ha dichiarato Monsignor Hippolyte Simon, arcivescovo di Clermont e vicepresidente della Conferenza episcopale francese. Stando ad alcune previsione, la marcia per il Family day francese porterà in piazza circa 500.000 persone. L’Osservatore Romano ha sottolineato che, al di là dei numeri, saranno tante le persone che scenderanno in piazza per protestare contro il progetto di legge che il 29 gennaio sarà dibattuto e votato dall’Assemblea nazionale. A promuovere la manifestazione a Parigi, conosciuta con lo slogan “La manif pour tous” (La manifestazione per tutti), è un gruppo di trentaquattro associazioni, tra cui la Confederazione nazionale delle associazioni familiari cattoliche, la Federazione nazionale delle associazioni familiari protestanti, l’Unione delle organizzazioni islamiche di Francia, il Concistoro ebraico di Francia, ma anche medici e pediatri, e un paio di associazioni di giuristi. Il cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, presidente della Conferenza episcopale francese, ha annunciato che non prenderà parte al corteo riservandosi di andare forse a salutare i manifestanti. Il rischio che intravedono le gerarchie cattoliche è che “se si dà a questa manifestazione un carattere confessionale, si rischia d’indebolirla. Fornendo argomentazioni a coloro che vogliono rinchiuderla in una particolarità religiosa, per squalificarla ulteriormente. Mentre, invece, si tratta di una questione che chiama in causa l’insieme dei cittadini, perché il progetto modifica profondamente il Codice civile e, dunque, la concezione stessa del matrimonio civile”.
L’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia ha potuto constatare di persona “l’unità dell’episcopato nell’affrontare questioni assai delicate. Matrimonio e famiglia non sono temi che appartengono alla Chiesa, ma sono parte del patrimonio dell’umanità”.

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di Erika Noschese
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