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Il Giappone ora punta alle rinnovabili. E l’Italia?

Fukushima: a due mesi dal disastro, dramma ancora in atto

Reattore 1: fusione parziale delle barre di combustibile

Fukushima: a due mesi dal disastro, dramma ancora in atto
12/05/2011, 11:05

GIAPPONE – Una fusione quasi parziale delle barre di combustibile si è verificata anche all’interno del reattore numero 1 di Fukushima, mentre a preoccupare ancora più è l’inatteso basso livello dell’acqua di raffreddamento. Sono trascorsi ormai due mesi, per l’esattezza ieri, dal terremoto e lo tsunami che colpirono il nord est del Giappone e che, con la complicità delle responsabilità umane, hanno causato quello che si sta rivelando essere uno dei più grandi disastri della storia del nucleare. Benché se ne parli sempre meno, a Fukushima il dramma è ancora in atto: la Tepco, titolare dell’impianto disastrato, fa sapere oggi che il combustibile nucleare all’interno del reattore 1 potrebbe essersi in gran parte fuso e sbriciolato, dopo essere rimasto completamente esposto e senza refrigerazione per la mancanza di acqua. Alla luce di queste ultime rilevazioni e, come se non bastasse, dinanzi alla quasi certezza di una nuova perdita di acqua radioattiva nell’oceano dal reattore numero 3, la Tepco stessa potrebbe essere costretta a rivedere il piano deciso per raffreddare il reattore 1, che prevede l’impiego di uno speciale sistema in grado di depurare e riciclare l’acqua di refrigerazione. Il gestore elettrico, infatti, aveva stimato il combustibile del reattore numero 1 come il più danneggiato dei tre ancora instabili, calcolando per le barre uno stato di deterioramento pari al 55 per cento.
Che il caso di Fukushima sia da esempio, per evitare altri disastri simili. Vale la pena soffermarsi, proprio in vista del referendum che in Italia a giugno deciderà le sorti del nucleare nel nostro Paese, su quello che è il comportamento del governo giapponese, che più di ogni altra classe dirigente sta scontando sulla propria pelle gli errori commessi. Nell’annunciare l’intenzione di abbandonare il progetto di 14 nuovi reattori nucleari, se non altro fino al 2030, il primo ministro nipponico, Naoto Kan, ha anche dichiarato come per il futuro energetico del Giappone, benché l’atomo continuerà ad avere un ruolo importante, ci saranno soprattutto le fonti rinnovabili: “L’attuale politica energetica prevede che al 2030 l’energia nucleare rappresenti oltre il 50 per cento della produzione elettrica totale del Paese, mentre le energie rinnovabili il 20 per cento. Ma questo piano ora dovrà essere rivisto da zero dopo l’incidente”. Difficile pensare, dunque, ad una uscita definitiva dall’atomo, ma la nuova politica energetica, ha spiegato Naoto Kan, “intende promuovere le energie rinnovabili e creare una società dell’energia più efficiente. Questi sono i due nuovi pilastri della nostra strategia del settore”. Che anche l’Italia possa apprendere qualcosa di buono in ciò?

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di Antonio Formisano
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