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I mass media italiani raccontano il vero?

Gaza: un massacro nell'omertà totale


Gaza: un massacro nell'omertà totale
12/03/2012, 17:03

C'è un nuovo attacco in questi giorni sferrato da Israele contro gli abitanti di Gaza. E' iniziato venerdì, con un lancio di missili contro la vettura in cui c'era il leader dei "Comitati popolari di resistenza", una delle organizzazioni di palestinesi che - a seconda da quale punto di vista si guardano - siono composte da terroristi oppure che lottano per liberare il loro Paese dall'occupante israeliano. E che sta continuando, essendo arrivati, mentre scrivo l'articolo a 25 persone uccise e quasi 100 feriti. Ma non è questa diatriba che voglio affrontare in questo articolo - troppo breve per raccontare 45 anni di conquista e di sterminii da parte di Israele - bensì il comportamento dei media italiani.
Che infatti anche questa volta stanno dando le notizie in maniera distorta. Innanzitutto stanno calcando pesante sul lancio dei razzi Qassam, quasi sempre chiamati erroneamente "missili". Ma la differenza è sostanziale: il missile ha un sistema di guida di qualche tipo, il razzo no. Questo significa che il missile centrerà il suo bersaglio, se non viene ostacolato; il razzo si spara e si spera che colpisca qualcosa.
Ma che cosa è un razzo Qassam? Qualcuno l'ha mai visto come è fatto? Probabilmente no, perchè la TV si guarda bene dal trasmetterne le immagini. Si tratta semplicemente di un pezzo di tubo per l'acqua o di grondaia (recuperato nelle case distrutte dai bombardamenti ed ormai inabitabili). Ne viene tagliato un pezzo lungo da 60 a 100 centimetri, dopo di che una delle due estremità viene otturata. Lì viene messa la testata, formata da 300 grammi (non è un errore, sono grammi) o meno di un esplosivo di bassa potenza, ricavato dal fertilizzante. Nella testata ci sono anche biglie o anelli di metallo, per dare alla bomba un minimo di pericolosità. Poi il resto del tubo viene riempito con propellente (cioè esplosivo depotenziato) e il razzo è pronto. Quando lo si vuole lanciare, ogni persona ne prende due o tre sotto il braccio; arriva nel punto da cui li vuole lanciare; crea un supporto col fil fi ferro, per tenere il missile alzato da terra; prende la mira ad occhio (ed è facile capire quanta precisione si abbia in questo modo, quando si vuol colpire un bersaglio situato a 30 chilometri di distanza o più), accende la miccia e il missile parte. Se è stato costruito bene, se non devia, e tanti altri se, quando arriva ed urta contro un oggetto, esplode. La potenza della testata è così debole che da sola potrebbe uccidere qualcuno solo se ci va a sbattere contro. Grazie ai frammenti di metallo, ha una pericolosità di alcuni metri. Non è un caso se dal 1995 ad oggi sono stati lanciati circa 15 mila Qassam contro Israele e sono morte 9 persone, di cui la metà sono anziani a cui è venuto un infarto mentre suonava la sirena di allarme aereo.
Come si può capire, la pericolosità dei Qassam è quasi nulla. Certo, se ti esplode a 2 metri di distanza, rischi; ma basta già la "protezione" offerta da un piumone ed un maglione per bloccare o quanto meno rallentare le schegge al punto che si fermano appena penetrata la pelle. Quindi, quali sono i rischi che hanno gli israeliani? Vicini allo zero. Ma questo i mass media italiani non lo dicono. Anzi, proprio oggi ho letto una notizia di agenzia che parlava di un razzo che nella città di Ashdod aveva prodotto "ingenti danni" (sic) ad un palazzo, ad alcuni negozi e ad alcuni automobili. Ma nessun ferito. Allora vorrei sapere: questo edificio, i negozi e le auto erano in mezzo al deserto?
Viceversa, si parla quasi di sfuggita dei bombardamenti israeliani. Eppure una sola bomba d'aereo contiene 250 o 500 chilogrammi (a seconda del tipo) di octol, un esplosivo la cui potenza è tra volte quella del tritolo. Il che vuol dire che ogni bomba crea una esplosione come quella creata da 750 o 1500 chilogrammi di tritolo. Per far capire cosa si intende, quando nel 1992 fecero saltare in aria il magistrato Giovanni Falcone, per sventrare metri e metri dell'autostrada all'altezza del bivio di Capaci, vennero utilizzati non più di 400 chilogrammi di esplosivo con una potenza inferiore a quella del tritolo. Qualcuno vuol provare ad immaginare cosa succede quando una di queste bombe esplode nei pressi di un edificio? Anche perchè le pareti della bomba sono formate da lastre di acciaio che, al momento dell'esplosione vengono fatte a pezzi e scagliate a velocità di mach 10 (circa 10 Km. al secondo) tutto intorno. E' chiaro che l'attrito dell'aria le ferma presto, ma a 200 metri sono ancora in grado di trapassare un corpo umano e a 50 attraversano un muro di mattoni con facilità. Appare evidente che non c'è paragone con i Qassam.
Non solo. Gli israeliani stanno usando anche altre armi. Per esempio un tipo di bomba, detta Dime, che quando esplode proietta tutto intorno schegge del carbonio di cui è composto l'involucro ad altissima temperatura. Nel momento in cui la scheggia penetra in un corpo umano (di solito alle gambe, perchè la bomba lancia i suoi frammenti quesi in orizzontale ed esplode a circa un metro dal suolo) rilascia tutto il calore che la impregna. In pochi centesimi di secondo, i nervi quasi si disintegrano, i muscoli si bruciano, le ossa diventano fragili come grissini. E soprattutto i vasi sanguigni si chiudono e non fanno passare più il sangue. Risultato: tutta la parte a valle della ferita va in necrosi (termine con cui si indica la morte delle cellule) perchè non riceve più sangue e quindi i medici sono costretti ad amputare, altrimenti il paziente rischia di morire. In entrambi i casi è un vantaggio per gli israeliani: un mutilato su una sola gamba non sarà mai veramente pericoloso, dato che non può impugnare un mitra.
Ma di tutto questo la Tv non ne parla, nè ne parlano i giornali. E già questo sarebbe grave di per sè. Ma fanno anche di peggio: danno notizie fuorvianti. Per esempio dicono che l'attacco è statio sferrato da Gaza, mentre la prima azione offensiva è stata l'uccisione da parte di un elicottero con la stella di David del capo dei Cpr. Ma soprattutto, quello di cui non si parla mai è lo stato in cui vivono i palestinesi. Dal 1967, cioè da quando Israele conquistò i loro territori durante la Guerra dei 6 Giorni (un attacco violento con cui il Paese conquistò grosse fette del territorio egiziano, arrivando fino al Canale di Suez, e le alture del Golan al confine con la Siria), i palestinesi hanno via via visto gli israeliani privarli del loro territori, confinandoli in parti sempre più strette. Ormai, gli unici territori "palestinesi" sono la striscia di Gaza e la Cisgiordania. Ma la prima è ormai un enorme ghetto, come quello di Varsavia tra il 1939 e il 1944 ma molto più grande. Infatti quella parte di Varsavia non ha mai raggiunto il milione e mezzo di abitanti, come la Striscia. Il muro che circonda da tutti i lati Gaza ha 14 accessi: 13 sono in territorio israeliano e sono sprangati (vengono aperti solo ogni tanto per far passare qualche camion di aiuti dell'Onu, davanti alle telecamere; ma è solo per propaganda); il quattordicesimo è verso l'Egitto, al valico di Rafah, ma anche lì la porta è chiusa. Israele ha pesantemente minacciato l'Egitto, in caso di riapertura del varco; e quindi questo ordine viene rispettato. Ci sarebbe poi in teoria un quindicesimo accesso, quello via mare. Ma il pattugliamento delle motovedette israeliane rende impossibile quella via. Come hanno scoperto a loro spese sia le barche palestinesi che tentano di pescare qualcosa e che vengono sistematicamente affondate a cannonate, da una parte; e le missioni di aiuto dall'altra, come è successo alla Freedom Flottilla.
L'altra zona è la Cisgiordania, che però è ridotta ormai ad una serie di enclavi, come piccole isole nel mare degli insediamenti illegali israeliani. E ogni enclave è scollegara da queklla vicina. Per raggiungerla, bisogna passare dai checkpoint israeliani, sorvegliati da soldati 24 ore al giorno, che si divertono ad angariare, insultare, denigrare ed umiliare in ogni modo chi vi vuole passare. Senza contare delle tante volte che decidono di arrestare qualcuno (gente che non ha fatto nulla) e di gettarlo in prigione, dove viene torturato o ucciso senza mai vedere un avvocato o un giudice.
Ma anche queste sono realtà sconosciute ai mass media italiani. Certo, c'è qualche eccezione. Per esempio il Manifesto, che pubblicava le notizie di Vittorio Arrigoni, prima che lo uccidessero. Ma è chiaroi che sono eccezioni. Anzi, chi prova a raccontare queste cose, magari su un blog o, come nel mio caso, su una realtà informativa più piccola, viene subissato di insulti: razzista, nazista, negazionista, fomentatore d'odio, ignorante... una marea. Eppure sono solo fatti reali. Che c'è di male a raccontarli?

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di Antonio Rispoli
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