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La decisione sta sollevando numerose polemiche etiche

GB: sta morendo per anoressia, il giudice ordina l'alimentazione forzata


GB: sta morendo per anoressia, il giudice ordina l'alimentazione forzata
16/06/2012, 15:06

GRAN BRETAGNA - Fino a che punto è giusto che un giudice (ma anche un medico) prenda decisioni contrarie alla volontà di un ammalato, anche quando è necessario per salvargli la vita? Non è una domanda nuova, ma si ripropone ancora una volta.
Questa volta è in Inghilterra, dove un giudice ha deciso di sottoporre ad alimentazione forzata una 32enne, anoressica, che rischia la vita. Nella sua sentenza, il giudice si lascia andare a luoghi comuni, come "un giorno questa donna potrebbe scoprire di essere una persona speciale, la cui vita vale la pena di essere vissuta".
Ma è difficile farlo credere ad una donna come questa: dai 4 anni agli 11 anni è stata abusata sessualmente all'insaputa dei genitori; a 12 diventa bulimica (nella variante che prima mangia in maniera smodata e poi si procura il vomito) e comincia a bere alcool. A 15 va da un esperto per i disturbi dell'alimentazione e apparantemente ha superato i problemi, tanto che torna a scuola,per cercare di diventare medico. Ma resta una persona fragile, e una delusione d'amore la fa ripiombare nei disturbi alimentari e nell'eccesso di alcool. A quel punto comincia un peregrinare da un esperto all'altro per curare quei disturbi, che però non dà alcun frutto. Ad un certo punto la decisione di lasciarsi morire, per non vivere più una vita fatta solo di sofferenza, come la donna e il suo avvocato hanno spiegato al giudice. Una spiegazione che non è bastata per il giudice, che invece ha deciso per l'alimentazione forzata.
Ma la sentenza ha scatenato numerose polemiche. Naturalmente ha avuto l'approvazione delle associazioni pro-vita, che affermano la necessitàdi difendere a qualsiasi costo ogni singola vita. Ma ci sono anche altre associazioni che si battono per il diritto della donna a morire, se lo desidera. Una battaglia a cui partecipano anche i genitori della donna, che hanno dichiarato che la decisione della loro figlia non li rende certo felici, ma che èuna decisione che è loro dovere rispettare.

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di Antonio Rispoli
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