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Tafferugli tra studenti palestinesi e milatri israeliani

Gerusalemme, altri scontri per i nuovi insediamenti


Gerusalemme, altri scontri per i nuovi insediamenti
09/11/2010, 21:11

GERUSALEMME - Silwan, una delle zone più pericolose e violente della Cisgiordania, è stata ancora una volta teatro di duri scontri tra studenti palestinesi e militari israeliani. Motivo dei tafferugli, sono stati alcuni check point (posti di blocco) messi in piedi dai militari nella parte orientale della piccola città. Vedendosi impedito l'accesso alle proprie scuole, i giovani studenti hanno in un primo momento cercato di forzare il posto di blocco e, dopo essere stati respinti in malo modo dalla polizia israeliana, si sono armati di pietri ed hanno cominciato una fitta sassaiola.
Poco dopo, alcuni agenti in borghese, hanno arrestato cinque ragazzi individuati precedentemente tra i lanciatori di sassi. Altri quattro, nel tentativo di respingere i poliziotti, sono rimasti feriti in maniera non grave. Gli scontri odierni, comunque, rappresentano il culmine arrivato dopo tre giorni che i palestinesi hanno definito di "check point provocatori".
In pratica, le polizia municipale di Israele, fermavano ai posti di blocco qualunque automobile con a bordo degli arabi; effettuando controlli approfonditi e multando tutte le vetture che non erano in linea con i requisiti di "sicurezza" richiesti. Le operazioni hanno come intuibile provocato enormi disagi e tantissimi ritardi proprio agli studenti diretti a scuola.
Silwan è la cittadina situata ad est di Gerusalemme dove, quasi certamente, sorgeranno la maggior parte delle 1300 nuove abitazioni annunciate da Netanyahu e previste per l'insediamento effettivo dei nuovi coloni. Sembra, inoltre, che altre 800 case saranno erette ad Ariel, in Cisgiordania. Non a caso, il Segretario generale dell'Onu, 
Ban Ki-moon, ha espresso al leader israeliano non poche perplessità riguardo i tanto annunciati (e contestati) nuovi insediamenti da costruire nella parte orientale di Gerusalemme.
Abbastanza contrariati anche gli americani che, con il portavoce del Dipartimento di stato, Philip J. Crowley, hanno infatti dichiarato di essere  "profondamente delusi dall’annuncio di un progresso nel progetto di nuove unità abitative nella zona ‘sensibile’ di Gerusalemme est”.
Lo stato ebraico, ignorandoo del tutto sia i pericoli di un'altra sanguinosa guerra civile sia gli avvertimenti di Onu e Stati Uniti, procede però a marcia spedita e decisamente poco democratica nella realizzazione del nuovo piano d'insediamento. A questo punto è fin troppo palese che il governo guidato da Benjamin Netanyahu concepisce la diplomazia e le trattive internazionali solo come assolua accettazione dei propri piani d'espansione coloniale.

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di Germano Milite
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