Dal mondo / Africa

Commenta Stampa

Ma si esclude che la missione preveda l’uccisione del rais

“Gheddafi come Osama”: è la voce dei ribelli libici

Anche la Turchia evacua la sua ambasciata a Tripoli

“Gheddafi come Osama”: è la voce dei ribelli libici
02/05/2011, 21:05

BENGASI - Gheddafi come Osama Bin Laden. Ad augurare al colonnello la stessa fine dello sceicco del terrore sono i ribelli libici. “Siamo contenti per la morte di Bin Laden e stiamo aspettando il prossimo passo. Vogliamo che gli americani facciano lo stesso con Gheddafi”, è stato l’appello lanciato oggi da Bengasi dal portavoce degli insorti, il colonnello Ahmed Bani. Ma le sue parole sono destinate a rinfocolare le polemiche sull’intervento degli alleati in Libia. Le cancellerie occidentali escludono che la missione sia quella di uccidere Gheddafi, ma il regime, invece, insiste nell’accusare la Nato di voler eliminare fisicamente il rais. Ieri sera è toccato al vice ministro degli Esteri libico, Khaled Kaim, puntare l’indice: non c’era nessun centro di comando nella zona di Tripoli colpita sabato sera dalla Nato con il raid in cui sono rimasti uccisi il figlio minore e i nipoti di Gheddafi, ha detto Kaim in un incontro con i giornalisti nel quale ha ribadito che la Nato mirava in realtà ad uccidere il colonnello, che al momento dell’attacco, secondo il regime, era nell’edificio assieme alla moglie, rimanendo però miracolosamente illeso.
Intanto oggi a Tripoli circa duemila persone hanno partecipato ai funerali di Saif al-Arab e dei tre nipotini del rais (avevano tutti meno di tre anni) issando bandiere verdi e intonando slogan pro-Gheddafi. Il feretro del più piccolo dei figli del colonnello, coperto di fiori e avvolto nella bandiera della Jamahiriya, è stato portato al cimitero dei martiri al-Hani della capitale. Gheddafi non c’era, ma tra la folla è apparso il più in vista dei suoi figli, Saif al-Islam, intabarrato in scuri abiti tribali. Sul terreno, intanto, proseguono i combattimenti. Raid dell'alleanza hanno distrutto almeno 10 tank e alcuni veicoli dell’esercito lealista a Zenten, nella Libia occidentale. E scontri continuano a Misurata, città controllata dagli insorti, ma assediata da settimane dai miliziani del rais, che oggi hanno cercato di penetrare in città con alcuni carri armati da sud-ovest. Nel pomeriggio nuovi raid della Nato hanno preso di mira le forze pro-Gheddafi stazionate in periferia, mettendo fine al lancio di razzi sul porto della città, fondamentale per l’approvvigionamento di armi e aiuti umanitari per gli insorti. Anche la Turchia, infine, ha deciso di evacuare “per motivi di sicurezza” la sua ambasciata a Tripoli (l’ultima rimasta operativa) dopo gli attacchi di ieri condotti da folle inferocite contro le rappresentanze diplomatiche, già chiuse, di Italia e Gran Bretagna e di una sede delle Nazioni Unite, che hanno spinto anche l’Onu a ritirare tutto il personale dalla capitale libica. 

Commenta Stampa
di Antonio Formisano
Riproduzione riservata ©

Correlati