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Dopo le accuse di Berlusconi, arriva la risposta del rais

Gheddafi: "Io e la mia famiglia siamo la Libia"


Gheddafi: 'Io e la mia famiglia siamo la Libia'
05/03/2011, 18:03

Muhammar Gheddafi è di nuovo apparso sulla tv libica. “Dal 1977 ho dato il potere al popolo e da allora non ho più poteri nel paese né di tipo politico né di tipo amministrativo” ha detto il colonnello libico ai suoi sostenitori a Tripoli, in occasione del 34esimo anniversario della nascita dei Comitati popolari in Libia. Durante l’apparizione televisiva, il rais ha salutato il suo popolo sottolineando che "dal 3 marzo del 1977 abbiamo passato il potere al popolo. Abbiamo vinto l'occupazione italiana e americana e il popolo gestisce il petrolio e i suoi proventi". 

Riguardo l’Italia, Gheddafi ha poi affermato: “Siamo andati in Italia portando il figlio di Omar Mukhtar e li abbiamo costretti a scusarsi per la colonizzazione. E' una cosa storica, costringere l'Italia dopo tanti anni a pagare la Libia, è una cosa importante”.

“La nostra democrazia è senza governo e presidente. Si basa sui Comitati popolari, in cui c'è tutto il popolo” – ha spiegato il rais leggendo poi il documento fondativo della 'Jamahiriya' redatto nel 1977. Le leggi stesse "sono emanate direttamente dal popolo attraverso i comitati popolari, non sono io a firmarle. In tutti questi anni io ho solo dato indicazioni di indirizzo". Per questo Gheddafi ha detto: "Non ho un incarico dal quale dimettermi, come negli altri paesi" e "sono rimasto stupito quando ho visto le manifestazioni in mio sostegno in diverse zone del paese perché il mio non è un posto di potere dal quale dimettersi".
Parlando della rivolta, il raìs ha puntato il dito contro "i militanti di al-Qaeda e alcuni libici reduci dall'Afghanistan". Ci sono loro "dietro la rivolta di questi giorni. Ci sono ex detenuti di Guantanamo consegnatici dagli americani: si erano pentiti e li avevamo liberati e loro hanno formato cellule terroristiche dormienti". Si tratta, ha precisato, "di piccoli gruppi di Bengasi e di al-Zawiyah, anche di Misurata. Molti sono venuti dall'estero e si sono fermati in questi posti. Alcuni sono venuti anche dall'Iraq, a scaglioni, tra loro ci sono anche stranieri ad esempio algerini".

“Combatteremo fino all'ultimo uomo e donna per difendere la Libia” – ha aggiunto poi Gheddafi – “tutte le manifestazioni avvenute in Libia in questi giorni erano per sostenere la rivoluzione. Se la Nato o gli americani entrano in Libia ci saranno migliaia di morti”.

Il dittatore libico ha concluso il suo discorso con un attacco a Silvio Berlusconi: “Il premier italiano ha detto che io non controllo il paese? Gli ricordo che io e la mia famiglia siamo la Libia”.

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di Redazione
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