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Ad un anno dalla tragedia di Fukushima

Giappone: Save children, a rischio almeno 25mila bambini


Giappone: Save children, a rischio almeno 25mila bambini
10/03/2012, 09:03

FUKUSHIMA (Giappone) - Domani l’anniversario della tragedia giapponese di Fukushima. 11 marzo 2011. La terra trema e il mare si solleva. Il Giappone precipita nel baratro.
Ad un anno dal terremoto e dallo tsunami che hanno ucciso 20mila persone, distrutto la centrale atomica di Fukushima,  Save children, lancia l’allarme: sono circa 25mila bambini ancora in difficoltà  nel Paese nipponico:  "La catastrofe che si è abbattuta sul Giappone l'anno scorso ha messo i più piccoli e le loro famiglie in una condizione estremamente difficile. In tutto il Giappone sono 25 mila i bambini che hanno dovuto abbandonare la propria casa, adattarsi ad una nuova città, uno spazio domestico non familiare, una nuova scuola e nuovi amici, vivendo disagi che per molti si sommavano alla perdita di persone care".
“L'impossibilità di giocare all'aria aperta, tornare fra i banchi di scuola o al mare, un elemento tanto familiare quanto vitale per il popolo giapponese, ha fatto maturare nei bambini un forte senso di frustrazione e di alterazione della realtà, frutto dei numerosi impedimenti cui sono costretti".
Save the Children ha dunque deciso di dar voce ai bambini del doppio disastro attraverso una lunga indagine che ha coinvolto anche le loro famiglie. A tal fine, una delegazione ristretta e rappresentativa delle migliaia di minori incontrati dall'Organizzazione negli ultimi 12 mesi ha portato al governo giapponese una proposta di ricostruzione del Paese 'a misura di bambino', presentata al Ministro per la Ricostruzione.
La sfida della ricostruzione, informa l'organizzazione, "é enorme, soprattutto nella regione colpita dal disastro nucleare, dove sono al collasso i settori agricolo e ittico, che costituiscono i due principali comparti economici del Paese. Le infrastrutture necessitano interventi a lungo termine, e oltre 300 mila persone vivono ancora nei rifugi temporanei, o dipendono dai sussidi governativi per potersi permettere una casa".

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di Rosario Scavetta
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