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Venerdì di protesta in tutto il Medio Oriente

Giordania, scontri tra polizia e manifestanti: molti feriti

Un morto. La polizia avrebbe caricato con pietre e bastoni

Giordania, scontri tra polizia e manifestanti: molti feriti
26/03/2011, 09:03

AMMAN - Un venerdì di proteste, marce e scontri in tutto il Medio Oriente. Anche in Giordania, infatti, si è consumata una giornata all’insegna della protesta. Un morto e almeno 60 feriti: è questo il bilancio degli scontri avvenuti nella capitale giordana Amman, dopo che la polizia ha caricato i manifestanti, almeno 300, che volevano accamparsi nei pressi di una delle piazze principali. È la prima volta, da quando sono iniziate le proteste per il carovita e per chiedere riforme, sempre pacifiche peraltro, che i poliziotti attaccano i dimostranti facendo uso anche, secondo gli attivisti, di “teppisti”. Accuse che il governo ha respinto e il primo ministro, Maruf Bakhit, ha detto alla tv giordana che gli scontri “sono l’inizio del caos” e che questo “è inaccettabile”. Da parte sua, il capo del principale partito di opposizione giordano, il Fronte d’Azione islamico (Fai), Hamzeh Mansur, ha accusato il governo di “crimini contro l’umanità”. Nei disordini di ieri le forze dell’ordine hanno caricato i manifestanti, per la maggior parte giovani, con l’utilizzo di cannoni ad acqua e manganelli, nei pressi della piazza di Jamal Abdul Nasser di Amman. Testimoni hanno riferito che uno di loro è morto, anche se le cause del decesso non sono molto chiare. Negli scontri sono rimasti feriti anche tre giornalisti e uno di loro è ricoverato in gravi condizioni. La protesta è sorta dal momento che i manifestanti hanno eretto tende vicino alla piazza per protestare contro la mancanza di libertà politica. Gli attivisti hanno accusato le forze dell’ordine di aver fatto uso di “teppisti” che hanno aggredito i manifestanti con pietre e bastoni, provocando feriti tra donne e uomini che erano accampati. Alla fine la polizia è entrata in azione per disperdere i dimostranti e abbattere le tende nel tentativo di evitare che la situazione degenerasse come nei casi avvenuti in Egitto e Yemen.

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di Antonio Formisano
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