Dal mondo / Medioriente

Commenta Stampa

Gli accordi Usa-Israele: 20 caccia e garanzie in cambio di nulla


Gli accordi Usa-Israele: 20 caccia e garanzie in cambio di nulla
14/11/2010, 13:11

Oggi molti giornali titolano a caratteri cubitali sugli accordi tra Usa ed Israele, "tesi a far ritornare i palestinesi al tavolo della pace". Con parole più o meno simili, il concetto di base è questo. E già questa è una impostazione discutibile: non è che i palestinesi se ne sono andati, perchè Israele ha posto l'aut-aut. I palestinesi dovevano accettare l'ampliamento incondizionato delle colonie che Israele ha illegalmente sul territorio occupato, altrimenti Tel Aviv non si sarebbe neanche seduto al tavolo dei negoziati. E Abu Mazen non ha potuto che dire no: per quanto corrotto, accettare una condizione del genere, avrebbe significato essere ucciso dai propri concittadini appena metteva piede in patria (almeno quel poco che Israele non ha ancora occupato con i propri insediamenti).
Ora, qual è l'accordo tra Stati Uniti ed Israele? I secondi accettano di bloccare le costruzioni nelle colonie illegali, ma continuano il piano di costruzione di oltre 1000 nuovi appartamenti a Gerusalemme Est; in cambio i primi promettono di usare il loro potere di veto e la loro influenza all'Onu per bloccare il rapporto Goldstone (un rapporto sulle stragi di civili commesse dagli israeliani nel 2009 nell'operazione militare Piombo Fuso, in cui furono uccisi migliaia di donne e bambini palestinesi) e per bloccare qualsiasi risoluzione dell'Onu sulla vicenda dei 19 pacifisti trucidati dai soldati israeliani su una delle navi che portavano viveri e beni di prima necessità agli assediati nel ghetto di Gaza. Inoltre gli Usa si sono impegnati anche a difendere Israele da qualsiasi accesso della Aiea (Associazione internazionale per l'energia atomica) e contemporaneamente di fare pressione su Iran e Siria perchè la Aiea blocchi i loro programmi nucleari. Infine, come un gentile cadeau, ci sarà il regalo all'aviazione con la stella di David di una ventina di caccia-bombardieri, per un valore di circa 3 miliardi di dollari. Come si vede, una protezione militare e diplomatica totale. Ma a che pro? Intendo dire: attualmente nella zona nessun esercito è in grado di attaccare Israele. Già nel 1973 (la Guerra dello Yom Kippur) Israele fu attaccata su tutti i fronti da Egitto, Siria, LIbano e Giordania; per di più fu un attacco a sorpresa, nel senso che i servizi segreti israeliani sapevano che i Paesi avrebbero attaccato tutti insieme nel giorno della festività ebraica, ma i vertici politici e militari sottovalutarono gli avvertimenti. Il risultato fu che in 96 ore Israele in quella occasione passò da una situazione in cui subiva l'attacco ad una situazione in cui erano loro ad attaccare. Al punto che l'Opec, per fermare l'avanzata istraeliana, dovette costringere gli Usa ad intervenire aumentando il perzzo del petrolio (la prima crisi petrolifera). Ed oggi l'esercito israeliano è più forte, rispetto ad allora, dei suoi vicini. Almeno sotto il livello tecnologico; non so sotto il livello militare, dato che tutti coloro che sono sotto le armi ora al massimo si sono divertiti a trucidare qualche donna o qualche bambino palestinese o libanese. Ma è aumentato il numero dei soldati, dato che è aumentata la popolazione, perchè negli ultimi 40 anni sono stati costruiti nuovi insediamenti illegali in territorio palestinese che hanno accolto quasi un milione di persone.
Quindi, non c'è nessun pericolo di attacco. Anche l'idea, molto propagandata sui mass media occidentali, di un lancio di missili iraniani a testata nucleare è risibile. Infatti, non solo l'Iran non ha ancora nessuna testata nucleare e la Cia ammette che prima del 2015 non se ne parla; ma Israele ha due sistemi anti-missile integrati con un sistema laser per l'abbattimento degli oggetti a bassa quota. Mentre l'Iran potrà avere qualcosa del genere solo se completa l'acquisto del missile russo S-300, che gli Usa hanno bloccato. In pratica, sarebbe come dire che Mike Tyson armato di spada e scudo deve temere un attacco di Piero Fassino a mani nude. Roba da rotolarsi a terra dalle risate, se uno fa finta di considerare coloro che scrivono queste bestialità come dei giornalisti.
Infine una notizia, collegata a questo amore per Israele sui mass-media occiudentali, molto significativa. Di recente è stato completato, in una delle colonie israeliane illegali, uno dei più grandi teatri che ci sono nel Paese ebraico. Alcuni intellettuali ebrei hanno invitato gli artisti a non prestarsi e non andare in quel teatro, diventato ormai il simbolo stesso dell'occupazione israeliana. Il risultato? Il governo di Tel Aviv ha minacciato di tagliare i finanziamenti a tutti gli artisti che si rifiuteranno. E' l'ennesima conferma che quando sentite qualche israeliano lodare il suo Paese e fargli propaganda, lo fa semplicemente perchè incassa denaro per farlo. Poi non ci si deve offendere se capita che lo scrittore israeliano Amos Oz venga contestato mentre alla Fiera del Libro di Torino fa propaganda al governo. E' il minimo che gli può toccare; a lui e a tutti gli altri.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©