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In ballo la nazionalizzazione sanzionatoria del'45

Gli eredi Renault portano in tribunale lo Stato francese

Gli otto nipoti chiedono un indennizzo ai danni morali

Gli eredi Renault portano in tribunale lo Stato francese
13/12/2011, 21:12

PARIGI - La nazionalizzazione-sanzione del 1945 degli stabilimenti automobilistici di Louis Renault, accusato di collaborazionismo durante la Seconda guerra mondiale, va rivista: con questa richiesta gli eredi dell'industriale portano in tribunale lo Stato francese e lo accusano di colpe gravi. Il processo che si apre domani a Parigi, secondo la stampa transalpina, avrà un alto valore simbolico e «rischia di scuotere la Francia». Gli otto nipoti, nati dell'unico figlio dell'industriale Louis Renault (1877-1944), fondatore con i suoi due fratelli dell'azienda madre di Boulogne-Billancourt, alle porte della capitale, chiedono un indennizzo ai danni morali e materiali causati dalla confisca pronunciata il 16 gennaio 1945 dalle autorità francesi con la Liberazione della Francia, che a loro avviso viola diversi principi costituzionali, tra cui il diritto di proprietà, garantito dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, la presunzione di innocenza e il diritto di difesa. L'iniziativa, gestita dall'avvocato Thierry Levy, è stata resa possibile grazie a un nuovo diritto dei cittadini francesi, che dal marzo 2010 possono ricorrere direttamente alla corte costituzionale per contestare la validità di una disposizione legislativa che ritengono irregolare. Il Tribunale di Parigi deve quindi decidere se trasmettere o meno la richiesta di costituzionalità della famiglia Renault, alla Corte di cassazione, incaricata a sua volta di appellarsi alla Corte costituzionale. Oltre allo Stato gli eredi si ritrovano a dover fare i conti con una federazione di ex deportati nei campi di concentramento nazisti e con il sindacato dei lavoratori della Cgt-Metallurgie, presenti al processo come volontari per testimoniare contro ogni tentativo di riabilitare il fondatore di Renault. «Louis Renault ha collaborato a oltranza con le autorità dell'Occupazione. Gli stabilimenti Renault hanno aiutato l'esercito tedesco durante tutta la guerra - ha detto l'avvocato della Cgt, Jean-Paul Teissonniere - La confisca era la giusta decisione e metterla oggi in discussione ci sembra scioccante». La Cgt ha anche lanciato una petizione e creato un comitato di storici e ex resistenti affinchè «nessuno riscriva la Storia». L'azione della Cgt «non ha legami con il processo», osserva Levy: «Non si tratta di riabilitare ma di indennizzare ed è una questione di diritto: sapere se era possibile nazionalizzare senza risarcire». Secondo il legale degli eredi l'ordinanza di confisca ha violato non sono il diritto di proprietà ma anche la presunzione d'innocenza: arrestato nel settembre del 1944, con l'accusa di collaborazionismo con il nemico, Louis Renault morì per malattia in carcere il 24 ottobre senza aver ottenuto il giudizio di un tribunale. 

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di Valerio Esca
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