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Su Wikileaks continua la pubblicazione dei documenti

Gli Usa chiedono alla Svezia la consegna di Assange


Gli Usa chiedono alla Svezia la consegna di Assange
08/12/2010, 10:12

USA - Adesso che Julian Assange, fondatore di Wikileaks è stato arrestato in Inghilterra, si fanno avanti anche gli Stati Uniti che lo vogliono: per lui stanno confezionando una bella accusa di spionaggio. Un'accusa allo stesso tempo vera e falsa: vera perchè secondo la legge americana lo spionaggio è fatto da chiunque venga a conoscenza non dai mass-media di documenti riservati o segreti; falsa perchè Assange non ha personalmente spiato nessuno. Ha solo ricevuto e resi noti dei documenti che gli Stati Uniti hanno avuto la dabbenaggine di farsi soffiare. Per questo hanno rivolto la richiesta alla Gran Bretagna e alla Svezia affinchè glielo consegnino.
Documenti che continuano ad essere pubblicati sul sito. Interessanti per esempio i rapporti dell'ambasciatore Usa a Tunisi, Robert Godec, che ha parlato di una "quasi mafia", riferendosi alla famiglia del presidente tunisino Ben Ali, che controlla ogni traffico illecito della nazione. Ma qualcosa di più sono i rapporti dell'ambasciatore statunitense a Ryad, in Arabia Saudita. Dietro la facciata dell'integralismo religioso, la famiglia reale saudita si abbandona ad ogni eccesso. E fa l'esempio di una festa ad Halloween nel 2009, nella villa di un facoltoso principe, con 150 persone presenti, per lo più tra i 20 e i 30 anni. Qui correva alcool a fiumi, c'era hashish e cocaina in quantità ed erano disponibili numerose prostitute per chi lo desiderasse. Tutte cose che, secondo la morale integralista musulmana, sono proibite. Ma la Polizia religiosa ricevette l'ordine di stare lontani da quella zona ed obbedì scrupolosamente.
Non mancano poi i rapporti diplomatici che riferiscono di un Iran sempre più isolato, anche dalla Siria. Nonostante gli ottimi rapporti tra i due Stati, la Siria avrebbe comunicato all'Iran di non essere intenzionata ad agire contro Israele, nè nel caso in cui quest'ultima avesse bombardato gli impianti nucleari iraniani, nè nel caso che avesse deciso di invadere nuovamente il Libano per prendersene un altro pezzetto. Anche se in questo caso, non conoscendo le fonti da cui il diplomatico ricava questo parere, bisogna vedere se si tratta di qualcosa di reale o solo di un documento fatto per rassicurare l'amministrazione americana e il governo israeliano.

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di Antonio Rispoli
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