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Papandreou: "Il popolo deve assumersi le sue responsabilità"

Grecia: dubbi sul referendum, paese diviso

A rischio la permanenza nell'Eurozona

Grecia: dubbi sul referendum, paese diviso
02/11/2011, 19:11

ATENE - Il recente annuncio a sorpresa del premier socialista Giorgio Papandreou di voler indire un referendum, per dare al popolo greco la possibilità di approvare o meno il piano di salvataggio concordato il 27 ottobre con l'Unione europea, ha suscitato allarme e non poche perplessità. Non solo circa gli effetti - quasi certamente negativi - che un «no» potrebbe avere per la permanenza della Grecia nell'eurozona, ma anche circa la costituzionalità del suo stesso svolgimento. In effetti i dubbi sono legittimi. Infatti, come recita testualmente l'articolo n. 44, comma secondo, della Costituzione ellenica, il presidente della Repubblica può indire referendum che riguardano «importanti questioni nazionali» dopo la decisione il tal senso della maggioranza assoluta dei parlamentari (151 su 300), dietro proposta del Consiglio dei ministri. Il capo dello Stato può inoltre indire un referendum anche su leggi che riguardano questioni importanti di «carattere sociale» già approvate dal Parlamento, ma non può fare ricorso alla consultazione popolare su leggi che riguardano «questioni di carattere economico». In quest'ultimo caso - come è il caso proposto da Papandreou - invece, il referendum deve essere proposto dai tre quinti dei parlamentari (180 su 300) e su proposta dei due quinti (120 su 300) dell'Assemblea. Secondo Papandreou, il ricorso al referendum si rende necessario in quanto «per un problema nazionale ci vuole una risposta nazionale. Ogni cittadino deve assumersi le proprie responsabilità. Il governo ha fiducia nel popolo e nel suo giudizio e rispetterà la sua decisione», sostiene il premier, per il quale «se il popolo non vorrà l'accordo scaturito dal vertice europeo, esso non sarà realizzato». Il referendum dovrebbe svolgersi all'inizio del prossimo gennaio, dopo che saranno stati definiti i termini dell'accordo per il nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia che - secondo quanto dichiarato dal ministro degli Interni Charis Castanidis - avverrà tra la fine di novembre e i primi di dicembre. Nel caso in cui il referendum dovesse tenersi prima che l'accordo sia presentato in Parlamento per l'approvazione, ad esso deve partecipare almeno il 40% degli aventi diritto al voto affinchè il risultato sia impegnativo per il governo. Se, invece, il referendum dovesse svolgersi dopo l'approvazione dell'accordo da parte del Parlamento, il ricorso alla consultazione popolare deve essere deciso dai tre quinti dei parlamentari e ad essa deve partecipare almeno il 50% dell'elettorato. Secondo quanto riferito dalla stampa, il premier - durante la riunione straordinaria del Consiglio dei ministri della notte scorsa - avrebbe detto che il quesito da porre al referendum potrebbe essere uno di questi tre: «Sì o no all'accordo», «Sì o no all'Europa» oppure «Sì o no all'euro». Il problema però, secondo molti analisti, è che le reazioni della gente alla decisione del premier saranno in gran parte basate sulle preoccupazioni e i timori creati dall'attuale situazione economica e quindi è molto probabile che il popolo, chiamato alle urne, risponderà al quesito esprimendo la propria indignazione ispirata dal sentimento piuttosto che una risposta logica ed equilibrata dettata dalla razionalità. 

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di Valerio Esca
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