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GUANTANAMO: PRIMA CONDANNA FARSA


GUANTANAMO: PRIMA CONDANNA FARSA
07/08/2008, 07:08

Salim Hamdan, ex autista di Osama bin Laden, è il primo prigioniero di Guantanamo che è stato processato ed ovviamente condannato da un tribunale speciale americano. SI tratta di tribunali composti esclusivamente da militari (giudici, Pubblica Accusa e giuria sono tutti militari) mentre gli imputati non hanno accesso ad alcun controllo sulle prove a loro carico. In pratica, questo significa che possono portare me lì, accusarmi di essere un terrorista di Al Qaeda con prove false e condannarmi in base alle medesime prove false, senza che io possa fare nulla per impedirlo, in quanto l'avvocato difensore è un militare subordinato della Pubblica Accusa e dei Giudici, ed ovviamente non vorrà mettersi in contrasto con i suoi superiori gerarchici. D'altronde gli atti del tribunale sono secretati, per cui non si possono conoscere le prove neanche all'esterno. Nè si può intervistare l'imputato, in quanto adesso è passato da uno status di "combattente nemico non regolare" a quello di "criminale di guerra condannato", e quindi va tenuto separato dal mondo finchè non avrà scontato la sua condanna, che ancora non si conosce.

Come si vede, si tratta di procedure illegittime, al di fuori di qualsiasi modo civile di amministrare la giustizia, ma vengono giustificate col fatto che sono "il giusto modo di processare chi ha commesso crimini così gravi verso la sicurezza degli Stati Uniti", come ha detto il portavoce della Casa Bianca, che ha manifestato alla stampa tutta la soddisfazione di Bush e del suo entourage per la applicazione di questo sistema, prova generale per i processi ai "pesci grossi" di Al Qaeda (almeno considerati tali, visto che non si sa in base a che criterio siano così definiti, ndr) detenuti e torturati da anni a Guantanamo, come Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto lo stratega dell'11 settembre.

E a confessare che le procedure sono illegittime non sono solo gli "esterni" al sistema. Persino Keith Allred, capitano della Marina Militare americana e giudice del processo, ha ammesso di avere dato indicazioni errate alla giuria nella valutazione delle regole da applicare al processo; anche se poi ha cercato di correggere il tiro, affermando che comunque si trattava di cose che riguardavano quei capi di imputazione minori per cui l'imputato è stato assolto.

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di Antonio Rispoli
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